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Influencer Marketing: con l'emergenza sono aumentati gli investimenti

A livello globale aumentano le risorse destinate agli influencer. In Italia 1 impresa su 3 sceglie questo tipo di pubblicità. Ecco cosa dicono i dati e quali sono i rischi

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Anche il mondo degli influencer marketing è stato “influenzato” dalla pandemia: in via generale le aziende hanno puntato su questo tipo di pubblicità, confidando nelle opportunità date dal lockdown. Infatti, i consumatori dovendo rimanere a casa avrebbero sicuramente fatto affidamento sui loro beniamini e sugli opinion leader del web per effettuare i propri acquisti. Ma come è cambiato il settore nel 2020?

Il Report Face Value di Duff & Phelps e Kroll ha analizzato l’evoluzione del fenomeno durante l’emergenza, prendendo in considerazione 900 tra brand manager ed esperti di marketing impegnati nel settore di beni di largo consumo. Uno dei primi dati è che sicuramente molte aziende hanno incrementato le risorse da destinare a questo tipo di attività, ma molte hanno avuto riscontri negativi. Il motivo è legato alla scelta di un influencer non in linea col target, che in alcuni casi ha addirittura causato perdite e rovinato la reputazione dell’impresa. Scegliere in modo molto mirato la persona che deve rappresentare un brand è uno dei passi fondamentali per il successo dell’operazione. Ecco cosa ci rivela la ricerca.

Influencer marketing nel 2020: aumentano gli investimenti

Senza dubbio, l’uso sempre più dilagante dei dispositivi digitali ha potenziato il comparto degli influencer e secondo la ricerca durante il lockdown due terzi dei brand che producono o vendono beni di largo consumo hanno mantenuto stabili i loro investimenti rispetto all’era pre-Covid, mentre il 19% li ha incrementati. In Italia, un’azienda su tre ha aumentato le risorse per l’influencer marketing durante i mesi di emergenza.

Il 46% del campione intervistato ha ammesso che entro il 2021 fino a metà del budget per la pubblicità andrà proprio al settore influencer, mentre l’8% pensa di destinare addirittura il 70% delle risorse complessive. Il report ha fatto emergere che l’Italia è il Paese in cui si spende di più per questo tipo di pubblicità.

Ma come si comportano le aziende?

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Solitamente le aziende suddividono il budget tra vari influencer, esattamente il 45% delle aziende dichiara di lavorare contemporaneamente con 50-100 influencer. Molte aziende hanno notato un buon ritorno di investimento, quindi attualmente gran parte del budget che veniva usato per i canali tradizionali è invece attualmente destinato a quelli digitali. Il lockdown ha dato un impulso importante a particolari tipologie di marketing online, in particolare agli infuencer.

Influencer marketing: quali sono i rischi

Secondo il Report Face Value, il 25% delle imprese globali prese in considerazione ha avuto un’esperienza negativa con gli influencer, accusando perdite dai 100 mila ai 250 mila dollari. Anche in Italia la stessa percentuale di brand ha avuto un riscontro negativo. Tale conseguenza è legata a due fattori: l’aumento di risorse destinate alle operazioni di influencer marketing ma anche la scelta spesso inesatta delle persone a cui affidare l’immagine di un brand.

Non è importante che la persona in questione abbia un alto numero di follower sui social (dato da verificare), ma è fondamentale che rispecchi i valori di un’azienda e che i follower siano in linea col target del brand. In poche parole, la scelta dell’influencer deve essere strategica, a cui si giunge dopo un’analisi dettagliata delle sue caratteristiche e uno studio del rapporto tra rischi e potenzialità.

Parlavamo di follower: attualmente ottenere numero da capogiro è più facile del previsto. Infatti, oggi tanti personaggi acquistano interi pacchetti di follower (spesso fittizi) pur di poter presentarsi come “influencer”. Le aziende devono quindi accertarsi che quelli siano fan reali, persone in carne ed ossa. In Italia, per esempio, il 74% delle aziende ha manifestato perplessità sul numero reale di fan di una pagina, mentre solo il 26% non ha avuto alcun dubbio.

Questo è un problema che purtroppo risulta ancora secondario per molti brand, soprattutto quelli del nostro Paese. A confermarlo è il dato del report: in Italia solo il 17% delle aziende si è affidato a specialisti esterni per comprovare la reputazione degli influencer e verificare la veridicità dei follower. Si tratta del dato più basso di tutti i Paesi esaminati.

Verificare i follower, conoscere in modo approfondito un influencer, capendo chi sono i suoi fan e perchè lo seguono, accertarsi che abbia gli stessi valori che l’azienda vuole veicolare: questi sono i passi principali per ottenere buoni risultati con l’influencer marketing.

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