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PMI, i requisiti per ottenere il contributo a fondo perduto del DL Rilancio

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Dopo diverse settimane di lavoro, il Consiglio dei Ministri ha varato il DL Rilancio. Il nuovo pacchetto di interventi è pensato per sostenere cittadini, imprese e lavoratori autonomi colpiti dall’emergenza sanitaria del Covid- 19. Il testo è composto da oltre 250 articoli per uno stanziamento complessivo di 55 miliardi di euro per imprese e famiglie. Questi si aggiungono ai 25 miliardi già programmati a marzo, in occasione del Decreto Cura Italia.

Tra gli obiettivi spicca quello di sostenere i lavoratori autonomi e le aziende in difficoltà che, a partire da marzo, sono stati costretti a bloccare o frenare l’attività. In questo contesto, occorre quindi intervenire con agevolazioni e iniettando liquidità nella società, in modo che le conseguenze della crisi siano minori di quelle annunciate. Tra le tante misure pensate per salvaguardare il tessuto imprenditoriale italiano, spicca anche il contributo a fondo perduto per le PMI.

In cosa consiste il contributo a fondo perduto per PMI

Uno degli interventi più importanti inseriti all’interno del DL Rilancio è il contributo a fondo perduto per esercenti e lavoratori autonomi con Partita IVA inclusi coloro che operano nel commercio, agricoltura anche sotto forma di cooperativa. Queste attività devono aver registrato ricavi o compensi minori di 5 milioni di euro nel 2019.

Nello specifico, questo contributo si può richiedere nel caso in cui ad aprile 2020 si sia registrata una perdita di due terzi di fatturato rispetto ad aprile 2019. Per le aziende e i lavoratori attivi a partire dal 1° gennaio 2019, non sarà necessario questo requisito.

L’importo del contributo dipende dalla percentuale della differenza di fatturato riscontrata:

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  • 20% per i soggetti con ricavi e compensi inferiori a 400 mila euro nell’ultimo periodo di imposta.
  • 15% per i soggetti con ricavi e compensi da 400 mila a 1 milione di euro nell’ultimo periodo di imposta.
  • 10% per i soggetti con ricavi o compensi da 1 milione a 5 milioni di euro nell’ultimo periodo di imposta.

Questi interventi sono sostenuti con un fondo di 6 miliardi di euro. L’obiettivo è allargare ulteriormente il bacino di beneficiari coinvolti nell’erogazione di liquidità precedentemente programmata dallo Stato. Infatti, questa norma è stata chiesta a gran voce da imprese e liberi professionisti rimasti fuori dalle precedenti misure e che hanno bisogno immediato di denaro per sostenere le spese più importanti e continuare ad operare.

Come fare la domanda di contributo?

Per ottenere il contributo occorre inviare apposita domanda all’Agenzia delle Entrate in via telematica. Una delle caratteristiche di questo contributo è legata al bisogno di concederlo ed erogarlo in modo veloce e capillare, alleggerendo il più possibile la burocrazia. A tal fine, la domanda dovrà contenere un’autocertificazione in cui il richiedente dichiara di avere i requisiti previsti. L’ente accrediterà l’intero importo sul conto corrente dei beneficiari ammessi al contributo entro giugno.

In seguito all’erogazione del bonus l’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con la Guardia di Finanzia, effettuerà i controlli per stabilire se la domanda è stata lecita e se l’impresa ha davvero le caratteristiche dichiarate nell’autocertificazione, a cui devono essere allegati anche altri documenti importanti, come l’autocertificazione legata alla regolarità antimafia.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate

Le verifiche dei requisiti verranno eseguite dall’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con la Guardia di Finanza soltanto dopo l’erogazione del bonus a fondo perduto. Per tale motivo è fondamentale inserire informazioni esatte all’interno dell’autocertificazione.

Il beneficiario del contributo dovrà dimostrare di aver subito ingenti perdite nel periodo legato alla crisi sanitaria da Covid-19. Come anticipato, questo tipo di controllo non viene applicato a chi ha avviato la propria impresa dal 1°gennaio 2019 e ai soggetti richiedenti che hanno domicilio fiscale o sede operativa all’interno delle zone rosse” individuate dal Governo prima che lo stato di emergenza si espandesse a tutti i comuni italiani.

Autocertificazioni non veritiere: cosa si rischia?

Se il contributo risulta non dovuto viene applicato l’articolo 316-ter del Codice Penale ossia quello legato alla truffa ai danni dello Stato. Se le informazioni dell’autocertificazione, o altri eventuali documenti richiesti, risultassero non veritiere le autorità provvederanno a recuperare l’intero importo maggiorato di more che vanno dal 100% al 200%.

Nel caso in qui si riscontrassero irregolarità all’interno della dichiarazione antimafia, il colpevole rischia da 2 a 6 anni di carcere. Per tale motivo è fondamentale di avere tutti i requisiti prima di richiedere il bonus.

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