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Cosa sono e come funzionano le Google Web Stories

Le Google Web Stories sono uno strumento innovativo, che offre all'utente un'esperienza unica e dinamica: scopri come funzionano e quando usarle sul blog di Italiaonline.

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Le stories hanno cambiato il modo di fare comunicazione, e questo è evidente soprattutto sui social. Hanno aperto la strada a piattaforme che – le stories – le hanno nel dna (vedi alla voce TikTok). E sono state notate da Google. È così che sono nate le Google Web Stories. Di cosa si tratta? Come funzionano? Prima di spiegartelo nei dettagli, è importante sottolineare come le Google Web Stories siano un’opportunità completamente nuova per gli editori, un modo totalmente innovativo per posizionare i propri contenuti nel traffico di ricerca organico.

Le Web Stories sono effettivamente le versioni sul Web del popolare formato “Storie” che sicuramente avrai visto sui più celebri social network. Significa dunque che tali contenuti possono essere ospitati su un sito Web, anziché essere visibili esternamente su un’app che le farà scomparire in 24 ore.

Cosa sono le Google Web Stories

Le Google Web Stories sono incorporamenti AMP brevi, visivi, in stile slideshow, simili alle storie di Facebook o Instagram. Google ha rilasciato il plugin Web Story ufficiale per WordPress, che aiuta gli editori a crearli in stile drag-and-drop.

Nel corso del loro sviluppo, si sono trasformate da anteprime degli articoli (con la possibilità di indirizzare il traffico verso un determinato link) a vere e proprie storie complete, in grado di raccontare un evento o un determinato fatto.

Queste pagine mini-AMP sono dunque delle presentazioni visive, una serie di immagini o video veloci che un utente può sfogliare mentre naviga. Quando la storia si conclude, c’è un piccolo invito all’azione (CTA) che può incoraggiare il pubblico a visitare un determinato sito per ottenere ulteriori informazioni.

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Come si creano le Google Web Stories

Se il tuo sito è basato su WordPress, esiste il plugin Web Story ufficiale con interfaccia intuitiva, che include semplici modelli per aiutarti ad iniziare. Una volta creata la storia, il plugin crea un nuovo post personalizzato per la Storia Web da pubblicare, anche se non verrà visualizzato nel feed della tua home page.

Le storie web vivono sulle loro mini-pagine all’interno di WordPress: non devi incorporarle o inviare del traffico in autonomia verso di esse. Puoi invece utilizzarle per portare più utenti sul tuo sito, inducendo i lettori a voler leggere i tuoi articoli dopo essersi goduti la storia. Deviare il traffico dal post del blog alla Web Story, invece, è sbagliato. O meglio: non è funzionale per il raggiungimento de tuoi obiettivi. Per questo motivo è sconsigliato incorporare le Google Web Stories negli articoli.

L’obiettivo finale è portare migliaia di nuovi visitatori alle Storie web da Google Discover. Quindi, il CTA alla fine di quelle storie dovrà invogliare i lettori a visitare il tuo sito, dove i tuoi annunci saranno ottimizzati.

Crea prima le storie per i post più importanti

Creare prima le storie per i post più importanti può sembrare contro intuitivo, perché in genere si tende a classificare gli ultimi contenuti. Ma c’è una regola ben precisa che spiega il motivo di questa scelta. Se Google pensa che tu sia un esperto su un particolare argomento, penserà che sei un esperto anche in una Web Story al riguardo. La creazione di Google Web Stories per un articolo importante è una sorta di annuncio pubblicitario per i tuoi contenuti.

Il motivo per cui lo stai facendo è duplice. Innanzitutto, è probabile che sarai ben posizionato su quella Web Story. In seconda battuta, la story è un nuovo punto in cui Google può mostrare la tua esperienza. È traffico aggiuntivo in Google Discover, che non avresti ricevuto solo con il tuo ranking organico. E, anche se sei già al primo posto per un particolare articolo, è comunque un guadagno netto di nuovo traffico.

L’importanza dei link

Google consiglia di “integrare profondamente le storie”, creando un collegamento ad esse dalla tua home page o dalle pagine delle categorie pertinenti. È sicuramente un’ottima idea se si hanno homepage statiche o pagine di categoria, dove è facile aggiungere contenuti unici. Come avviene per la normale ricerca organica, Google cerca infatti di conoscere e di valutare una Storia in base a quali collegamenti esterni e interni puntano ad essa.

Ovviamente, il primo link alla storia dovrà essere inserito nell’articolo a cui quella storia si riferisce. Collegare i due contenuti tra loro aiuterà Google a trovare la storia, senza gli svantaggi dell’incorporamento.

Inoltre, Google vuole che gli editori creino una pagina di destinazione separata delle storie web. Una pagina che conterrà dunque i collegamenti a tutte le tue storie web, e che sarà raggiungibile dalla tua homepage. Il consiglio è quello di utilizzare la pagina di destinazione predefinita che WordPress crea per i tipi di post personalizzati. L’obiettivo è mantenere la pagina di destinazione a un click dalla tua home page, motivo per cui le storie web saranno invece a due click di distanza.

Nome e contenuti

Scegli un nome/titolo che abbia senso per la parola chiave a cui stai puntando, ma che non sia il nome/titolo del tuo post. Assicurati che sia attraente per lo spettatore, perché vedrà il tuo titolo in “Scopri”, sopra l’immagine di copertina della tua storia.

Tieni a mente, inoltre, che l’importanza resta sempre il contenuto. Nei consigli sulle best practice di Google si consigliano 10-20 immagini, col contenuto di ogni diapositiva breve e visivo, basato essenzialmente su immagini e video che andranno a riempire lo schermo. Le storie lunghe solo 2-3 immagini, che costringono il lettore ad andare sul sito Web per qualsiasi informazione utile sull’argomento proposto, non forniscono una buona esperienza utente. Al contrario, le storie che trasmettono informazioni su un post da una diversa angolazione possono essere fantastiche, come un “making of” per una ricetta o per la realizzazione di un lavoretto.

Assicurati di non avere un attributo noindex nella storia, o finirai per impedire a Google di indicizzare la tua pagina. Aggiungi le storie alla tua sitemap XML, creando una sezione nel tuo indice della sitemap, se necessario. Utilizza il “Rapporto sulla copertura dell’indice” e il “Rapporto Sitemap” di Google Search Console per vedere se Google riesce a trovare le storie web che hai pubblicato. Se desideri poi che vengano visualizzate nei risultati della Ricerca Google desktop, ti consigliamo di aggiungere anche il supporto per le visualizzazioni orizzontali.

Tracciare le storie web in Google Analytics

Il plugin Web Story consente di inserire anche il tuo ID di Google Analytics, e può inserire automaticamente il codice di monitoraggio corretto per te. L’ideale sarebbe però creare un profilo Google Analytics separato per tenere traccia delle storie web. Questo perché, il traffico verso le Web Stories, non è esattamente lo stesso del traffico verso il sito. Le storie sono infatti una specie di annuncio, che viene pubblicato per i propri contenuti all’interno di Google Discover. L’obiettivo delle Web Stories dovrebbe essere quello di convincere gli utenti a fare click sul sito. Non è dunque traffico da considerare finché gli utenti non lasciano l’esperienza Web Story e arrivano sul sito web.

Si può migliorare ulteriormente l’esperienza integrando un Web Story Player nel proprio sito. Il Web Story Player consente agli utenti di scorrere facilmente tra più storie, e consente persino di personalizzare quale storia mostrare dopo. Quando le storie sono facili da scoprire, le visualizzazioni e il coinvolgimento possono aumentare, offrendo maggiori opportunità per monetizzare i contenuti.

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