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Come aprire una Partita IVA e quanto costa

Aprire una Partita IVA è facile e gratuito, ma bisogna considerare i costi di mantenimento: ecco come quali sono e come far crescere la propria ditta

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Sono sempre di più le persone interessate ad aprire una Partita IVA, ma spesso sono frenate dalla confusione legata ai costi di gestione e dalla poca conoscenza sulle procedure burocratiche da seguire. Vediamo quindi come fare.

Partita IVA: cosa significa e come si apre

Aprire una partita IVA è facile e gratuito: basta recarsi presso l’Agenzia delle Entrate con un documento di riconoscimento e iniziare la procedura. In alternativa si può anche fare richiesta anche tramite l’apposito software dell’Agenzia oppure inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno. Durante la procedura occorre scegliere il proprio codice ATECO riferito all’attività specifica e il regime fiscale, a scelta tra quello forfettario o quello ordinario. Quando la documentazione viene analizzata e approvata, l’Agenzia assegna la Partita IVA, ovvero un codice di 11 cifre. Successivamente occorre rivolgersi all’INPS per aprire una posizione previdenziale. Infine, chi apre un’attività individuale dovrà iscriversi alla Camera di Commercio e comunicare al Comune di residenza l’avvio dell’impresa.

Quanto costa aprire una Partita IVA

Se avviare una Partita IVA è completamente gratuito, ci sono però delle spese di mantenimento da considerare, che cambiano in base al proprio regime contabile. Il regime ordinario richiede cospicue entrate per poter essere gestito senza sofferenze. Se si iscrive un’impresa alla Camera di Commercio occorre pagare circa 100 euro all’anno, a cui si aggiunge il costo di un commercialista di circa 1000 euro all’anno. Inoltre, bisogna anche prevedere il pagamento dei contributi INSP, ovvero Irpef e Irap, che vengono calcolati in base a diversi parametri, tra cui il reddito.

L’IRAP è l’imposta regionale sule attività produttive, a carico delle imprese per il 3,90% di fatturato, L’IRPEF è l’imposta progressiva sul reddito delle persone fisiche che si calcola in base al reddito. Alcune aziende sono anche obbligate ad iscriversi all’INAIL e attenersi agli oneri previsti.

Se, invece, si hanno i requisiti è meglio scegliere il regime contabile forfettario. Si tratta di un regime agevolato che può essere aperto dalle Partite IVA che prevedono di avere ricavi fino a 65 mila euro. Inoltre, si ha l’esenzione dall’IVA e anche la tassazione è agevolata, per esempio si paga il 5% di Irpef per i primi cinque anni di attività. Quando si parla di esclusione di IVA significa che il professionista che emette fattura non deve aggiungere l’IVA, mentre la paga sulle fatture ricevute, che non può dedurre o detrarre e che rappresentano il vero costo della sua attività.

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Il costo annuale della Partita IVA cambia in base al regime contabile, ma può anche essere diverso in base alla zona geografica in cui si opera. Per esempio, a Roma una Partita IVA con regime forfettario spende meno delle altre, intorno ai 1000 euro. La partita IVA più “costosa” è sicuramente quella con regime ordinario, infatti si può arrivare a pagare 10 mila euro all’anno. Prima di capire quanto costa avere una partita IVA è sicuramente utile chiedere un consulto a un commercialista.

Partita IVA: quali sono gli obblighi

I principali obblighi fiscali quando si apre una Partita IVA sono i seguenti:

  • occorre emettere la fattura elettronica, dotarsi quindi di tutti gli strumenti necessari per tale operazione. Attenzione però non tutti i professionisti hanno questo obbligo.
  • compilare i registri contabili con tutte le fatture emesse e ricevute, i corrispettivi e così via
  • registrare le detrazioni
  • liquidare, versare e fare la dichiarazione periodica dell’IVA
  • dichiarazione annuale dell’IVA

I professionisti iscritti al Registro delle Imprese della Camera di Commercio devono poi pagare il diritto camerale a cadenza annuale e bisogna anche attenersi agli oneri contributivi e previdenziali. Riepilogando, la Partita IVA ha i suoi vantaggi, soprattutto se si vuole iniziare in modo costante l’attività di impresa che superi più di 5.000 euro di introiti annuali. Bisogna però considerare bene i costi in modo da poterla gestire per un lungo periodo e avere guadagni sempre maggiori.

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