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Export: come si comportano i mercati post pandemia?

L'economista Alessandra Lanza ha individuato quali sono i mercati da tenere d'occhio nei prossimi mesi. Dalla Germania alla Cina: ecco dati e dettagli

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L’export, la semplificazione, la digitalizzazione sono elementi fondamentali che permetteranno all’economia italiana di ripartire dopo l’emergenza sanitaria. Il nostro Paese vanta un prestigio riconosciuto in tutto il mondo, che caratterizza davvero tanti settori economici: design, moda, alimentare, manifattura, per citarne alcuni. Ed è proprio sulla promozione del Made in Italy nel mondo che occorre investire.

L’export però dovrà poter contare su infrastrutture di ultima generazione e competenze aggiornate, che favoriranno la competitività e lo sviluppo del Paese. Questo lo afferma anche Pier Francesco Latini, AD di SACE. Ma quali sono i mercati su cui poter contare, le rotte da intraprendere nei percorsi di internazionalizzazione? L’economista Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, ha individuato 5 mercati da presidiare nei prossimi mesi.

Made in Italy e pandemia: l’importanza del Piano B

L’economista Alessandra Lanza ha individuato quelli che saranno i 5 mercati più promettenti a partire dall’autunno per l’export del Made in Italy. Ha selezionato le Nazioni che hanno fronteggiato l’emergenza prima delle altre e dove è e sarà possibile ripristinare prima i canali di scambio.

Naturalmente, si tratta di un panorama in continuo mutamento, anche a causa della pandemia e non è possibile fare delle previsioni che siano troppo a lungo termine. Infatti, secondo Lanza «La cautela è d’obbligo. Proprio per questa ragione le imprese devono avere un atteggiamento tattico, tenendosi pronte a correggere il tiro in caso di necessità, spostandosi verso altri mercati».

Dunque è importante avere un piano B e sapere quali sono i Paesi più promettenti: se è necessario analizzarli e presidiarli tutti, per muoversi da uno all’altro in caso di necessità. Le aziende, incluse le PMI, interessate a intraprendere un percorso di internazionalizzazione o rafforzare la propria presenza all’estero devono dunque maturare una conoscenza profonda di diversi mercati ed avere in serbo un piano alternativo.

Bisogna anche considerare che il cambio euro/dollaro ha un tasso variabile e non bisogna ignorare le tensioni geopolitiche che da sempre influiscono sulle operazioni legate all’export.

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Questi però sono particolari a cui le aziende sono già abituate, mentre ora è necessario tenere d’occhio soprattutto le influenze date dalla pandemia, che ha mutato profondamente i mercati e per ritornare a livelli normali si dovranno attendere almeno due anni.

Unione Europea: quali sono i mercati su cui puntare?

Lanza individua quindi 5 rotte per l’export: Cina, Germania, Svizzera, Corea e Singapore. Andiamo con ordine e partiamo dai mercati più facili da raggiungere, perchè interni all’Unione Europea. La Germania prevede una riduzione del Pil del -6% che è minore della media europea (-8%). Qui le aziende italiane potranno continuare a stringere collaborazioni commerciali, in particolare nella zona compresa tra Reno e Meno.

Anche la Svizzera può essere un paese in cui esportare il Made in Italy. Anche in piena emergenza ha continuato a importare da diverse Nazioni del mondo, producendo un aumento del 3,6% rispetto al 2019. Il Paese rappresenta oggi un vero e proprio centro catartico e hub di distribuzione soprattutto di prodotti farmaceutici.

Mercati fuori dall’UE con maggiore potenziale

Uscendo fuori dai confini europei, gli occhi sono puntati alla Cina, che è il primo paese in cui si è diffuso il Covid-19, ma anche quello che ha reagito prima e tutt’oggi ha in parte superato la pandemia. Naturalmente, anche qui ci saranno importanti ripercussioni, infatti si prevede una brusca frenata del Pil: nel 2020 segnerà un +1,6% dopo il clamoroso +6,1% del 2019.

Tuttavia, gli scambi commerciali tra Italia e Cina sono sempre stati floridi e anche stavolta si stanno riattivando numerose opportunità.

Lanza poi cita Singapore e Corea, che hanno saputo fronteggiare la dilagante pandemia grazie alla digitalizzazione. In questo caso però l’ostacolo è legato alla logistica, punto dolente delle aziende italiane. Tuttavia, settori come moda e design sono molto apprezzati. Per superare le difficoltà occorre lavorare sull’e-commerce.

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