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Credito d’imposta: cos’è, calcolo e come funziona

Pubblicato il 24 Maggio 2024

Il credito d’imposta è una delle misure più utilizzate dallo Stato per aiutare le imprese in investimenti produttivi e innovativi. Scopriamo insieme come si calcola e come funziona la procedura di accredito ai richiedenti.

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Gestire un’impresa e fare l’imprenditore nel ventunesimo secolo non vuol dire curare solamente gli aspetti produttivi o commerciali, ma bisogna essere in grado di maneggiare anche gli aspetti finanziari e contributivi. Tra le questioni finanziarie, il credito d’imposta è sicuramente una delle più importanti, soprattutto se si è una piccola e media impresa innovativa e si è alla ricerca di finanziamenti o agevolazioni fiscali per fare investimenti in beni materiali e immateriali.

In molti confondono il credito d’imposta con i finanziamenti, commettendo un grave errore. In entrambi i casi si tratta di agevolazioni da parte dello Stato verso le imprese, ma i due strumenti funzionano in modo differente. Il credito d’imposta, infatti, ha a che fare con le tasse e viene utilizzato per avere uno sconto sui tributi da pagare a fine anno, il finanziamento, invece, permette all’azienda di ricevere liquidità per affrontare una spesa o un investimento.

Negli ultimi anni il credito d’imposta sta assumendo un ruolo sempre più importante, come dimostra il piano Transizione 4.0 che presenta tre misure fiscali che si basano su questo strumento (per spese in macchinari 4.0, formazione e ricerca&sviluppo). Per capire come utilizzare al meglio il credito d’imposta, è necessario sapere cos’è e come funziona.

Cos’è il credito d’imposta?

Spiegare cos’è il credito d’imposta permette alle aziende, anche quelle più piccole, di ricevere aiuti statali non di poco conto. Per spiegare correttamente cos’è il credito d’imposta è necessario partire dalla definizione letterale:

  • Credito: denaro prestato da una parte (come una banca) a un’altra, generalmente con l’obbligo di restituirlo con interessi.
  • Imposta: tassa obbligatoria imposta dal governo su redditi, beni o servizi, utilizzata per finanziare le spese pubbliche.

Il credito d’imposta è un qualsiasi credito che il contribuente (nel nostro caso specifico l’azienda) vanta nei confronti dello Stato. Il credito d’imposta può essere utilizzato per compensare eventuali debiti dell’azienda nei confronti dell’erario, per il pagamento dei tributi e, quando ammesso, se ne può chiedere il rimborso nella dichiarazione dei redditi.

Il credito d’imposta lo si può avere anche nei confronti di altri enti pubblici come le Regioni, il Comune, Inail, Inps e altri soggetti di diritto pubblico.

Come funziona il credito d’imposta?

Ora che è stato spiegato il significato dei crediti di imposta è necessario passare al suo funzionamento.

Il valore del credito d’imposta varia a seconda delle disposizioni presenti nel bando. Il Ministero, le Regioni o qualsiasi altro ente può decidere sia la percentuale del credito d’imposta, sia il tetto massimo di spese su cui calcolarlo.

Cosa vuol dire? Un esempio numerico rende la spiegazione più semplice. Un bando potrebbe prevedere un credito d’imposta del 30% fino a un tetto massimo di spesa di 700.000 euro.

Prima di acquistare un qualsiasi macchinario o avviare un progetto di ricerca & sviluppo è necessario leggere accuratamente il bando alla sezione “Spese ammissibili” per essere sicuri di poter inserire il credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi. Dettare un esempio pratico del credito d’imposta può aiutare a capire meglio il suo funzionamento.

Come calcolare il credito d’imposta: un esempio pratico

La parte più complicata del credito d’imposta è come calcolarlo e un esempio pratico aiuta a capire meglio come fare. Prendiamo l’esempio precedente: credito d’imposta pari al 30% fino a spese per 700.000 euro.

Se l’azienda “X” ha speso 540.000 euro per beni che rientrano tra le “spese ammissibili” del bando, allora vuol dire che ottiene un credito d’imposta pari a 162.000 euro (il 30% di 540.000) da utilizzare per scontare vecchi debiti, abbassare le tasse oppure può chiedere un rimborso nella dichiarazione dei redditi.

Quali errori evitare quando si parla di credito d’imposta

Capire come funziona il credito di imposta non basta per non commettere errori. Per evitare passi falsi è bene sapere quelli che sono gli sbagli più frequenti nel suo calcolo e nel suo ottenimento.

Ecco il credito d’imposta e come recuperarlo senza errori:

  • Mancanza di documentazione adeguata: è essenziale conservare tutte le fatture, ricevute e documenti che dimostrino l’ammissibilità delle spese per ottenere il credito d’imposta;
  • Errato calcolo del credito: il calcolo del credito d’imposta deve essere eseguito con precisione, seguendo le percentuali e i criteri stabiliti dalla normativa specifica. Un calcolo errato può portare alla riduzione o al rigetto del credito richiesto;
  • Non rispetto delle tempistiche: ogni normativa sul credito d’imposta prevede scadenze precise per la presentazione delle richieste e per l’utilizzo del credito. Non rispettare queste tempistiche può comportare la perdita del diritto al credito;
  • Errori nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi: l’errata indicazione dei dati nella dichiarazione dei redditi può portare a contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. È fondamentale verificare con attenzione tutte le informazioni riportate;
  • Incompatibilità con altri incentivi: è importante verificare la compatibilità con eventuali altre agevolazioni per evitare il rischio di doppia fruizione e relative sanzioni. Ma di questo parleremo meglio nel prossimo paragrafo;
  • Sottovalutazione della normativa specifica: ogni tipo di credito d’imposta ha requisiti e regolamentazioni particolari. Ignorare o sottovalutare queste specifiche può portare a errori nella richiesta e nell’utilizzo del credito.

Il credito di imposta e gli incentivi incompatibili

L’incompatibilità degli incentivi si verifica quando non è possibile cumulare il credito d’imposta con altre agevolazioni fiscali per le stesse spese.

Di seguito, alcuni esempi di incompatibilità:

  • Cumulabilità limitata: molti crediti d’imposta prevedono la possibilità di cumulo solo fino a un certo limite. Ad esempio, il credito d’imposta per ricerca e sviluppo può essere cumulato con altre agevolazioni solo se il totale dei benefici fiscali non supera una determinata percentuale delle spese ammissibili;
  • Esclusione esplicita: alcuni crediti d’imposta escludono esplicitamente la possibilità di cumulo con altri incentivi. Ad esempio, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi (Industria 4.0) potrebbe non essere cumulabile con altre agevolazioni per gli stessi beni;
  • Sovrapposizione di spese ammissibili: se due o più incentivi fiscali coprono le stesse spese, generalmente non è possibile ottenere il credito d’imposta per entrambe le agevolazioni. Ad esempio, le spese sostenute per la formazione del personale potrebbero essere coperte sia dal credito d’imposta per la formazione 4.0 che da altre agevolazioni regionali o nazionali, ma è necessario scegliere quale beneficio applicare;
  • Normative regionali e nazionali: alcune agevolazioni regionali potrebbero non essere cumulabili con incentivi nazionali. È importante verificare le normative specifiche di ciascuna regione o ente locale;
  • Regole dell’Unione Europea: in alcuni casi, le regole dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato possono limitare la cumulabilità degli incentivi fiscali per evitare distorsioni della concorrenza.

Ora che hai capito cos’è e come si calcola il credito d’imposta avrai chiaro che puoi destinare budget maggiore ai tuoi investimenti aziendali, potenziando magari la tua pubblicità online e offline. Più in generale, se necessiti di supporto per perfezionare la tua pubblicità in rete e non, puoi contare sul supporto degli esperti di Italiaonline.

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