5 strategie di Inbound Marketing per il 2022

Vuoi sapere quali sono le tendenze di Inbound Marketing del 2022? Sei nel posto giusto. Scopri i 5 trend da padroneggiare per pianificare la migliore strategia online.

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Per condurre nuovi lead verso il brand, dobbiamo stare sempre ‘sul pezzo’. Sperimentare nuove tecniche e perfezionare quelle più efficienti. Lo scopo dell’inbound marketing è quello di attrarre pubblico, il più possibile profilato, facendo crescere al contempo la brand awareness. Una filosofia di marketing aziendale che supera le tecniche meramente commerciali, nonché quelle basate sul bombardamento promozionale a tappeto.

Il cliente è al centro di ogni azione e la missione aziendale è quella di incuriosirlo, attrarlo ed infine legarlo (il più a lungo possibile) al tuo marchio/prodotto. A tal fine ti presentiamo 5 tattiche di inbound marketing da considerare con attenzione nel 2022.

1. Il contenuto non abdica

Il Web ha ancora un padrone e il suo nome è “contenuto”. Il che non rappresenta per certo una novità. La novità semmai è la longevità di vita di questo monarca: il content marketing è ancora uno dei pilastri dell’Inbound Marketing. Quali contenuti saranno di tendenza nel 2022? Tutti quelli di qualità, originali e ben realizzati, che si tratti di fotografie o di infografiche, di ebook o di rapporti di ricerca, di guide di nicchia o di blog post. Approfondiremo nel dettaglio alcune tipologie di contenuti di tendenza nel 2022 (come ad esempio i video brevi e i podcast).

Il vantaggio del content marketing? Ha un costo contenuto rispetto ai risultati in termini di awareness e di lead generation, nonché di coinvolgimento del pubblico. Parlando di engagement impossibile non menzionare i contenuti pubblicati sui social network che facilitano la comunicazione fra le persone e l’azienda e il brand, dando sempre nuove possibilità di interagire e di condividere preferenze e opinioni.

Riuscire a intercettare cosa interessa al tuo pubblico è una delle chiavi del successo del content marketing. Gli strumenti sempre più sofistici di ricerca di parole chiave e di query pertinenti consentono di creare contenuti interessanti e quindi performanti.

2. Short video

Se il contenuto è il re, il video è il suo scettro: il simbolo del potere e della capacità di regnare sul Web. Fuor di metafora: non c’è nessuna altra tipologia di contenuto che possa giocarsela con il video, né in termini di volumi, né in termini di ingaggio. Fra i video, poi, furoreggiano quelli a formato corto che, con la crescita di Instagram prima e di TikTok poi, sono diventati uno strumento chiave del content marketing e nelle strategie aziendali di Inbound Marketing.

Per quanto riguarda le piattaforme da presidiare, due le abbiamo già citate (TikTok e Instagram) e l’altra, va da sé, è YouTube. Quest’ultima fra l’altro consente di diversificare la produzione di contenuti video: da un lato quelli con maggiore durata, ideali per dare informazioni approfondite e per spiegare nel dettaglio le funzionalità del servizio/prodotto; dall’altro lato gli short video, appunto, perfetti per aumentare la brand awareness.

I video di breve durata hanno inoltre un triplice vantaggio:

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  • hanno una portata maggiore perché soddisfano una delle principali esigenze del pubblico del Web, cioè quella di raccogliere rapidamente i punti salienti;
  • permettono di superare uno scoglio enorme nella competizione online, ovvero attirare l’attenzione del pubblico di riferimento e, soprattutto, riuscire a trattenerla
  • ottimizzano l’impiego di risorse, dal momento che è possibile – conoscendo il target -riuscire a realizzare video potenzialmente virali anche basso budget, così da garantire un buon ROI (Return On Investment).

3. Podcast

Che dire dei contenuti audio? Se anche non sono consumati e ricercati come quelli video, non sono più una nicchia come qualche anno fa. Lo attestano i numeri. Nell’ultimo biennio la tendenza di crescita è diventata evidente: +15%, in Italia, nel 2020 rispetto al 2019 (statistica Nielsen). Un’altra indagine statistica, condotta negli USA da Statista, dimostra come il fenomeno sia globale: nel 2021, ben il 78% degli americani ha affermato di conoscere il podcast e di sapere come utilizzarlo (+3% rispetto al 2020) e il 58% di chi lo usa lo preferisce ai social.

Il podcast, in particolare, è un ottimo strumento di Inbound Marketing, soprattutto se utilizzato in ottica di educare il cliente. Ancora una volta ci viene in soccorso lo studio di Statista: il 74% degli intervistati ha dichiarato di ascolare il podcast per apprendere cose nuove. Ne consegue che se decidiamo di usare tale formato audio, sarà maggiormente efficace nella fase di supporto alla conoscenza del cliente laddove convogliamo l’utente per aiutarlo a saperne di più sul servizio/prodotto.

4. Influencer marketing e Creator Marketing

La formula WOM (Word Of Mouth), altrimenti nota come “passaparola”, non è mai passata di moda: ha semplicemente cambiato forma con il mutare degli strumenti. Se un tempo si chiedeva al conoscente, esperto di turno in materia, quale oggetto ci consigliava di comprare o il nome di un valido professionista al quale rivolgerci, oggigiorno abbiamo nuovi punti di riferimento: gli influencer e i content creator.

Le ‘star del web’ sono fondamentali nell’Inbound Marketing, sia quando ci muoviamo nell’ambito del B2C, sia nell’ambito del B2B. Il cliente si fida del loro volto e riconoscendoli competenza e autorevolezza affida il proprio giudizio al loro. Non c’è settore che possa pensare di farne a meno, perché sono diventati i depositari del successo di quelli che, alla vecchia maniera, erano chiamati “i consigli per gli acquisti”.

Cambiando i mezzi, ovviamente, anche la tecnica è diversa: l’utente non è più soggetto passivo, ma viene chiamato in causa in modo diretto e divertente, tanto che la scelta del prodotto/servizio è poi una diretta conseguenza di tale coinvolgente esperienza.

Nessuna piattaforma più di TikTok avvalora tale concetto: l’intrattenimento video è il mezzo con i quale si arriva al puro entertainment, l’effetto diretto è l’aumento di popolarità del marchio e, a cascata, i vari risultati positivi ad essa collegati. L’influencer marketing aumenta la portata delle campagne e la visibilità/consapevolezza del marchio.

E soprattutto se ci muoviamo nell’ambito del B2B ciò si traduce in un significativo aumento del ROI. Del resto una delle principali voci di costo nelle campagne di marketing è riservata alla segmentazione del pubblico per generare traffico utile al business. Gli influencer e i content creator abbattono tale spesa: se trovi il ‘testimonial’ giusto per il tuo settore avrai in cambio un aumento del traffico organico.

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5. Local marketing

Nell’ultimo biennio abbiamo fatto i conti con una limitazione del raggio di spostamento, la quale ha portato a un forzato e rapido cambio di mentalità: abbiamo iniziato ad acquistare online non soltanto dai grandi colossi, ma anche dai negozi di vicinato.

Questi ultimi possono sfruttare, rispetto ai giganti dell’e-commerce, un importante vantaggio competitivo: il rapporto di fiducia con il cliente. Il negozio o il professionista locale hanno un volto e un’anima e ciò fa sì che siano percepiti dal pubblico come qualcosa che va oltre l’acquisto. Ecco perché il local marketing ha ancora molto da dire nell’Inbound Marketing.

Ma come si coglie tale opportunità? Mettendo in atto alcune tecniche, fra le quali le principali sono finalizzate alla customer satisfaction. Soddisfare il cliente è il primo comandamento del local marketing: l’obiettivo è quello di distinguersi, in un determinato territorio, diventando un punto di riferimento del settore. La soddisfazione della clientela deve essere monitorata e le aspettative non soltanto soddisfatte, ma possibilmente superate: in ciò risiede la chiave per vincere la concorrenza delle grandi catene e dei colossi della vendita online.

Un altro aspetto da curare in modo maniacale è la Local SEO, ovvero l’ottimizzazione per i motori di ricerca in ottica di utenza locale. Lo scopo è quello di riuscire a intercettare il pubblico di zona che ha bisogno del tuo prodotto/servizio. Pensiamo a due diverse tipologie di ricerca: “Spaghetti alla carbonara” e “Spaghetti alla carbonara Roma”. Da un lato il motore di ricerca mostrerà i principali siti con la ricetta in oggetto, dall’altro invece i ristoranti a Roma che offrono tale specialità nel loro menù. Se hai un ristorante a Roma dovrai, giocoforza, provare a competere su tale chiave di ricerca.

Inbound Marketing 2022: cookie addio!

Per attuare le migliori tecniche di Inbound Marketing nel 2022, è opportuno tenere presente un cambiamento annunciato ufficialmente da Google e che, come tutte le attività collegate a Big G, si preannuncia di impatto per chiunque abbia in atto una qualunque strategia di digital marketing. Da inizio di quest’anno Google interrompe il monitoraggio dei cookie di terze parti, ovvero di quei blocchi di dati creati da un server per identificare il computer mentre si naviga su una pagina Web.

In quale modo tale novità influirà sulle attività di marketing? I cookie di terze parti, usati per tracciare le informazioni dei visitatori sul sito e offrire loro un’esperienza migliore, rappresentavano una ghiotta occasione di analizzare il comportamento degli utenti e di profilarli in modo dettagliato. Con l’eliminazione dei cookie si elimina uno strumento di lead generation che verrà sostituito da altri, ovviamente.

Le aziende e i professionisti avranno modo di realizzare un tracciamento diretto attraverso l’interazione con il cliente, con sondaggi, moduli di contatto o altri tipi di interazioni. Per ottimizzare la finalizzazione della raccolta tali dati dovrebbero essere convogliati in un CRM scelto sulla base delle esigenze del business.

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