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Women20: il digitale è la chiave per valorizzare l'imprenditoria femminile

Il gruppo del G20 sta lavorando ad un piano di proposte incentrato sulla parità di genere. Il digitale potrebbe essere un'occasione per eliminare il gender gap. Ecco i dettagli

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Women20 o W20 è il gruppo del G20 attualmente impegnato nella creazione di un piano di proposte incentrato sulla parità di genere da applicare nel tessuto imprenditoriale degli Stati Membri dell’UE e, in generale, nel mondo del lavoro. L’obiettivo è incentivare i leader di tutto il mondo nell’adozione di politiche che colmino il cosiddetto “gender gap“. In questa discussione, il digitale ha un ruolo fondamentale perchè potrebbe sostenere un mondo più equo e inclusivo.

La proposta è stata presentata dal gruppo a Majid Alqassabi, uno dei principali rappresentanti del G20. Tali raccomandazioni dovrebbero quindi far parte dell’Agenda Onu legata allo Sviluppo sostenibile ed equilibrato del Vecchio Continente, “reso possibile dall’emancipazione sociale ed economica delle donne“, come recita il testo. Women 20 ha poi sottolineato che l’emergenza sanitaria ed economica causata dal Covid-19 ha avuto un impatto particolarmente negativo sulle donne, ma allo stesso tempo questo momento di crisi può trasformarsi in opportunità per pianificare una “nuova normalità” basata su parità di genere.

Stimolare imprenditoria femminile

Tra le diverse misure chiave proposte da Women 20 molte riguardano l’imprenditoria femminile: dopo l’emergenza occorre sostenere l’avvio e lo sviluppo delle aziende gestite da donne, in particolare nell’e-commerce e nel digitale, aumentare l’accesso alla tecnologia, soprattutto nelle aree isolate e lontane dalla città, dove il gender gap è più profondo.

Questo tipo di attività è possibile grazie a nuove risorse economiche appositamente stanziate per la creazione di infrastrutture e per la concessione di agevolazioni. Inoltre, è necessario sviluppare prodotti finanziari innovativi a cui sia facile accedere.

Inoltre, Women 20 richiede di adottare soluzioni per incentivare l’occupazione fornendo anche assistenza per bambini, anziani e persone a carico, oltre all’accesso all’assistenza sanitaria di alta qualità. A queste si aggiungono forme di protezione del reddito che coinvolgano tutti i lavoratori, con particolare attenzione alle fasce più fragili delle comunità.

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Horaya Obaid, presidente del W20 ha espresso così il suo parere:

“Se non interveniamo subito, la pandemia continuerà a esacerbare le disuguaglianze di genere, a esporre le profonde vulnerabilità dei sistemi sociali, politici ed economici, e a far regredire le conquiste ottenute finora in termini di parità tra donne e uomini”.

Finora gli aiuti adottati dai Governi e le iniziative del G20 non hanno tenuto abbastanza in considerazione la profonda disparità di genere, che con la pandemia e la crisi, rischia di diventare sempre più grave.

Occupazione femminile e digitale

In Europa le donne che non lavorano a causa di impegni legati alla cura della famiglia è del 31%, percentuale in continuo aumento negli ultimi 10 anni. Questo è ciò che dice il report Asvis sulla Parità di Genere relativamente al Goal 5 dell’Agenda europea 2030. Le donne sono sottorappresentate nelle posizioni manageriali e hanno un salario minore rispetto agli uomini a parità di mansione svolta.

In Italia, il Governo attraverso i Fondi del Recovery Fund desidera sostenere anche iniziative a favore dell’occupazione femminile e giovanile, giudicata fondamentale per la ripartenza. I settori su cui si punta sono il digitale e il green. Durante il Forum Ambrosetti a Cernobbio l’ad di Microsoft Italia, Silvia Candiani, ha denunciato:

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«In Italia oggi ci sono 150 mila posti di lavoro nel settore dell’information technology che sono vacanti perché non ci sono persone con le competenze per ricoprirli».

In Italia il tasso di occupazione femminile è 18 punti percentuali più basso rispetto a quello degli uomini, nonostante ciò le donne italiane sono più istruite rispetto agli uomini (le laureate sono il 22,4% contro il 16,8%) tuttavia le lauree Stem vengono scelte ancora da una fetta troppo piccola di popolazione femminile (37,3% tra gli uomini e solo al 16,2% tra le donne).

Occorre creare dei piani di sostegno per modificare questo trend, incrementando anche le competenze delle donne nell’ITC. Inoltre il Governo sta lavorando sia per aumentare il numero di aziende gestite da donne sia su nuovi ammortizzatori sociali che possano garantire una maggiore parità di genere.

La digitalizzazione potrebbe quindi trasformarsi in un vero e proprio trampolino di lancio per incrementare l’imprenditoria femminile e colmare il famoso “gender gap”.

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