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Ricerca e Sviluppo: le PMI investono più delle grandi aziende

Le piccole e medie imprese investono sempre di più sull'acquisizione di nuove idee, strumenti e competenze dal mondo accademico. Ecco i dati Istat

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Il settore Ricerca e Sviluppo è sempre più integrato nel tessuto imprenditoriale: negli ultimi anni, complici gli incentivi statali in tal senso, le competenze universitarie sono state accolte e trasformate in pratica dalle imprese di tutta Italia.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare sono le aziende di piccole e medie dimensioni a investire maggiormente in ricerca e sviluppo rispetto alle realtà di grandi dimensioni. Il fenomeno è stato rilevato e descritto all’interno dell’indagine svolta da Confartigianato in base ai dati Istat. Una cosa è certa: la spesa per questo comparto è salita gradualmente negli ultimi anni. Secondo l’istituto di statistica nel 2018 la spesa era di 25.2 miliardi di euro con un incremento del 6% rispetto al 2017. Nonostante la crisi sanitaria abbia causato una brusca frenata al settore, ci sono dei segnali di ripresa.

Investimenti in Ricerca & Sviluppo: cosa dicono i dati

Secondo il report Istat le imprese più piccole sono anche quelle più dinamiche sul fronte R&S. Oltre ad un aumento del 6% dal 2017 al 2018 si è notato che le PMI hanno effettuato il 63,1% degli investimenti e le piccole registrano un +7,4% rispetto alla media e invece le medie imprese superano con un + 9,3%. Le grandi realtà imprenditoriali sono invece sotto la media: il tasso di crescita è del + 4,6%.

Il dato è confermato se si considera un periodo di tempo più lungo, che va dal 2013 al 2018. La spesa per la ricerca e sviluppo sale del 18,5% per le piccole imprese, del 12% per le medie e del 3,2% per i big. Naturalmente gli investimenti delle piccole e medie realtà sono meno consistenti rispetto a quelli delle grandi aziende.

Alla luce di tali dati, vediamo quali sono invece i cambiamenti imposti dal Covid-19 sul rapporto tra ricerca & sviluppo e il mondo delle imprese.

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Ricerca & Sviluppo e PMI: dati 2020 e reazione al Covid-19

Il rapporto del 2020 “Ripartire, impresa possibile” elaborato da Confartigianato rileva alcuni aspetti importanti. Innanzitutto, è chiaro che le aziende più colpite dall’emergenza siano proprio le PMI. Allo stesso però, le piccole e medie realtà non si sono abbattute, ma si sono impegnate a trovare soluzioni e si sono dimostrate proattive soprattutto dal punto di vista dell’export, dell’impegno sociale e della produttività.

Il Made in Italy è trainato dalle PMI che si impegnano a diffonderlo nel mondo, dopo alcuni mesi di emergenza. Anche la produttività in tanti settori delle imprese italiane è più alta o uguale a quella delle aziende tedesche di analoga dimensione. Si parla in particolare di alcuni settori del manifatturiero: tessile, legno e agroalimentare.

Infine, il 24,5% delle micro, piccole e medie imprese nel bel mezzo dell’emergenza si è attivato per aiutare la comunità di riferimento, nonostante il fatturato fosse in caduta libera.

Purtroppo, nonostante gli enormi sforzi da parte delle aziende, nel 2020 il settore Ricerca & Sviluppo ha registrato una brusca frenata: secondo l’Istat c’è stata una riduzione del 4,7% degli investimenti rispetto al 2019 mentre la spesa delle istituzioni pubbliche è cresciuta del 3%.

Nonostante la pandemia, quindi l’ambito Ricerca & Sviluppo continua ad avere un’alta attrattiva per le aziende che vedono nelle università e nei laboratori di ricerca un interessante bacino da cui attingere le competenze, gli strumenti e le soluzioni necessarie per incrementare il livello di competitività ed essere all’avanguardia.

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