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L'e-commerce non danneggia i punti vendita anzi li rende più forti: i dati del report

Un nuovo report sottolinea come l’e-commerce non danneggi le vendite nei negozi fisici in Italia: ecco i dati

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L’avanzare dell’e-commerce e dello shopping online non danneggia le vendite nei negozi fisici. Anzi, con le restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19, c’è stato un aumento di vendite online che ha portato anche a un aumento di vendite per i negozi fisici, creando nuovi posti di lavoro e contribuendo a ridurre l’inquinamento nelle città, grazie alla diffusione delle consegne a domicilio che abbattono l’utilizzo dei mezzi di trasporti privati.

Questo il risultato emerso dal report realizzato dalla Oliver Wyman in collaborazione con Logistics advisory experts (Lae) e commissionato da Amazon. Il report ha preso in esame l’andamento delle vendite online tra il 2010 e il 2019 anni in otto Paesi europei: Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia, Regno Unito e anche l’Italia. I dati sui comportamenti dei consumatori, invece, provengono da sondaggi condotti da Oliver Wyman nel 2020. Ecco i dati del report nel dettaglio.

E-commerce: aumentano le vendite

I dati del report indipendente condotto dalla Oliver Wyman hanno preso in esame le vendite al dettaglio dal 2010 al 2019 in otto Paesi europei, evidenziando una crescita rapida per l’e-commerce, che rappresenta solo l’11% delle vendite totali per 251 miliardi di euro, contro il 4% del volume delle vendite per 73 miliardi di euro nel 2010. Il tasso di crescita per le vendite attraverso l’e-commerce è del 15% l’anno, con un incremento del 50% tra il 2010 e il 2019. I settori di mercati dove l’espansione dello shopping online è maggiore sono hobby e tempo libero, elettronica e moda.

E-commerce e vendite online: la situazione in Italia

Dal report emerge come l’Italia si trovi ancora in una fase iniziale della distribuzione organizzata rispetto agli altri Paesi europei presi in esame nello studio. Quel che sta cambiando, però, è la struttura del mercato. Il retail fisico non organizzato nel 2010 contava 15 negozi ogni 1000 abitanti per uno share del 42%, con un trend in diminuzione a un ritmo dell’1.5% fino al 2019.

Diverso il discorso per la distribuzione fisica organizzata, che ha aumentato la quota di mercato in Italia dal 42% al 48% delle vendite fisiche. Ciò implica che i negozi fisici vendono di più anche online, con una crescita stimata di 13 miliardi di euro nel periodo tra il 2010 e il 2019. Un risultato possibile grazie a una sempre maggiore presenza online dei negozi, che puntano allo sviluppo di un sito web.

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Vendite online e offline: il futuro è omnichannel

Il trend del mercato del futuro sembra orientarsi verso gli acquisti omnichannel. Le vendite offline nel prossimo decennio, secondo il report, sono destinate a rappresentare ancora almeno i due terzi del totale delle vendite. Un rapporto tra vendite offline ed e-commerce che però sta gradualmente cambiando, con un futuro destinato a cambiare le abitudini di acquisto dei consumatori.

Sempre più clienti scelgono gli acquisti online di beni alimentari, un settore di mercato che ha visto una spinta nel 2020 per via dei lockdown dettati dalle restrizioni per la pandemia da Covid-19. Qui entra in gioco l’Italia, dove si stima che la quota di consumatori che scelgono di comprare beni alimentari online è la più alta: dell’11% rispetto a Paesi come la Germania, dove si ferma al 2%.

E-commerce: più occupazione e sostenibilità

L’e-commerce rappresenta un’occasione per aumentare l’occupazione secondo lo studio, dato che 1 posto di lavoro diretto ne comporta 1,2 indiretti per la lavorazione dei colli e le consegne. Nel caso delle vendite nei negozi fisici, invece, un posto di lavoro diretto ne comporta solo 0.2 indiretti. In generale, la tendenza tra il 2008 e il 2018 nei Paesi europei presi in esame evidenzia un aumento di occupazione, con 1 milioni di nuovi posti di lavoro nel retail fisico e 300.000 nell’e-commerce.

Infine, l’evoluzione del retail sia online che offline comporta meno inquinamento per un futuro più sostenibile negli acquisti. Ad esempio, le consegne dell’e-commerce generano lo 0.5% del traffico totale nelle aree urbane, contro l’11% del retail fisico, cioè di chi si sposta con la propria auto per effettuare acquisti nei negozi.

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