Pubblicato il 24 Agosto 2026 da Redazione Italiaonline
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Essere presenti nei risultati tradizionali dei motori di ricerca oggi racconta soltanto una parte della visibilità digitale di un’azienda, solitamente collegata alle strategie SEO.
Sempre più utenti utilizzano strumenti basati sull’intelligenza artificiale per cercare prodotti, confrontare servizi, approfondire argomenti e chiedere suggerimenti prima di effettuare una scelta.
ChatGPT Search, per esempio, può integrare nelle proprie risposte informazioni provenienti dal web e mostrare citazioni e collegamenti alle fonti utilizzate. Anche Google propone funzionalità generative come AI Overview e AI Mode.
Per le aziende nasce quindi una nuova domanda. Cosa raccontano questi strumenti quando un utente cerca informazioni relative al proprio settore?
È qui che entra in gioco la GEO Audit, un’attività di verifica dedicata alla presenza di un marchio all’interno delle risposte generate dai sistemi AI.
Una buona analisi considera frequenza delle menzioni, fonti utilizzate, posizione rispetto ai concorrenti, caratteristiche attribuite al brand, sentiment generale del marchio e capacità dei propri contenuti di diventare una fonte per le risposte generate.
Vediamo allora come svolgere una verifica passo dopo passo e quali dati raccogliere per ottenere una valutazione realmente utile.
GEO Audit: da dove iniziare per analizzare un brand
Una GEO Audit può essere considerata una fotografia della presenza di un’azienda all’interno degli ambienti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale.
Il primo errore da evitare consiste nel digitare semplicemente il nome del marchio su ChatGPT o Gemini e verificare se viene riconosciuto. Un utente che conosce già il brand potrebbe effettuare questa ricerca, ma buona parte della scoperta avviene attraverso domande più generiche e unbranded (non contenenti riferimenti specifici al brand).
Un potenziale cliente potrebbe chiedere, per esempio:
- Quali sono le migliori aziende che offrono un determinato servizio;
- Quale soluzione scegliere per risolvere uno specifico problema;
- Quali aziende operano in una determinata città;
- Quali prodotti confrontare prima dell’acquisto;
- Quali sono i marchi più affidabili in una particolare categoria.
Il primo passaggio dell’audit GEO consiste quindi nella creazione di una lista di prompt rappresentativi delle domande che il pubblico potrebbe realmente rivolgere a un assistente AI.
Conviene partire dalle differenti fasi del percorso dell’utente. Nella fase di scoperta si possono utilizzare domande ampie, legate al bisogno. In una fase successiva si possono introdurre confronti tra soluzioni, richieste di recensioni, caratteristiche dei prodotti o valutazioni tra differenti aziende.
Infine, possono essere utilizzati prompt commerciali più vicini alla decisione, come richieste relative al prezzo, alla disponibilità geografica o alla scelta tra due marchi.
Questi test andrebbero eseguiti su più piattaforme. ChatGPT, Gemini, Perplexity e le funzionalità generative di Google possono infatti recuperare fonti differenti e generare risposte diverse.
Anche ripetere lo stesso test ha una sua utilità. I sistemi generativi hanno, infatti, una componente probabilistica e la risposta a uno stesso prompt può cambiare tra un’esecuzione e l’altra. Uno studio dedicato proprio alla misurazione GEO sottolinea per questo motivo i limiti delle verifiche effettuate una sola volta e suggerisce misurazioni ripetute nel tempo.
La fase iniziale serve, quindi, a costruire un campione di interrogazioni abbastanza ampio da rappresentare i principali modi attraverso cui il pubblico potrebbe incontrare l’azienda.
Quali indicatori misurare durante un’analisi GEO
Una volta preparata la lista delle domande, si può passare alla raccolta dei dati. Una analisi GEO può comprendere diversi indicatori. Il più immediato è il numero di volte in cui il marchio compare nelle risposte rispetto al numero complessivo dei prompt analizzati.
Se vengono effettuati 100 test e il brand compare in 25 risposte, si ottiene una prima indicazione della sua frequenza di presenza. Il dato acquista però maggiore significato quando viene confrontato con quello dei concorrenti.
Un’azienda potrebbe comparire nel 25% delle risposte, mentre il principale competitor viene suggerito nel 60%. La distanza diventa quindi un’informazione sulla quale lavorare.
Un secondo indicatore riguarda la posizione della citazione. Comparire per primi in un elenco di aziende consigliate può avere un valore differente rispetto a essere nominati in fondo alla risposta oppure soltanto all’interno di una lista molto ampia.
È utile osservare anche il tipo di menzione. Il brand può essere:
- Consigliato direttamente;
- Indicato come alternativa;
- Utilizzato come esempio;
- Confrontato con un concorrente;
- Citato attraverso una fonte;
- Menzionato con valutazioni positive, neutrali o negative.
Questa parte della GEO analysis permette di passare dalla semplice presenza quantitativa all’analisi di come il marchio viene rappresentato.
Un altro elemento particolarmente interessante riguarda le citazioni. Quando un assistente AI utilizza informazioni provenienti dal web può mostrare le fonti che hanno contribuito alla risposta. ChatGPT Search, per esempio, prevede citazioni inline e un pannello dedicato alle fonti consultate.
Durante la verifica occorre, quindi, controllare se viene citato direttamente il dominio aziendale oppure se le informazioni sul marchio arrivano prevalentemente da portali esterni, articoli, siti di recensioni, marketplace, directory e testate editoriali. La distinzione è utile perché permette di comprendere quali fonti sembrano avere maggiore capacità di alimentare le risposte AI su determinati argomenti.
Anche il sentiment va osservato con attenzione. È possibile registrare gli aggettivi associati all’azienda e gli aspetti che vengono maggiormente evidenziati, come convenienza, affidabilità, qualità, assistenza, innovazione oppure specializzazione.
La GEO Audit diventa così anche un modo per capire quale rappresentazione digitale del marchio viene ricostruita dall’intelligenza artificiale.
Come confrontare il proprio brand con i concorrenti
Una valutazione isolata fornisce informazioni limitate. Per questo motivo una parte importante della GEO Audit consiste nel confronto competitivo.
Si può partire identificando un gruppo ristretto di concorrenti, preferibilmente aziende che si rivolgono allo stesso pubblico e offrono prodotti o servizi simili. Gli stessi prompt utilizzati per il proprio marchio devono quindi servire per verificare chi compare nelle risposte.
Si può creare un semplice foglio di lavoro riportando per ogni domanda la piattaforma utilizzata, i brand citati, la loro posizione, le fonti presenti e il tono della risposta. Dopo alcune decine di interrogazioni iniziano spesso a emergere pattern interessanti.
Occorre inoltre osservare quali fonti vengono utilizzate quando un concorrente viene citato. Se una piattaforma AI attinge frequentemente a determinate pagine editoriali, directory o guide comparative, queste informazioni possono aiutare a comprendere meglio l’ecosistema di fonti che contribuisce alla visibilità nel settore.
Come interpretare i risultati della GEO Audit
Terminata la raccolta delle informazioni, bisogna trasformare i risultati in indicazioni utili. Una tabella può contenere almeno questi campi: prompt, piattaforma, presenza del brand, posizione, concorrenti presenti, fonte citata, URL utilizzato e tipo di descrizione generata.
Dopo aver raccolto un numero sufficiente di osservazioni è possibile individuare le aree nelle quali il marchio presenta maggiore o minore visibilità.
Se l’azienda viene citata frequentemente per determinate categorie di prodotto e quasi mai per altre, per esempio, può esserci una differenza nella quantità o nella qualità delle informazioni disponibili online sui differenti servizi.
Se i concorrenti vengono associati sistematicamente a specifici argomenti, può essere utile analizzare le pagine, le fonti editoriali e i contenuti che contribuiscono a costruire questa associazione.
Occorre inoltre distinguere la visibilità all’interno degli strumenti AI dal traffico effettivamente generato. OpenAI permette ai publisher che consentono la scansione da parte di OAI-SearchBot di monitorare attraverso strumenti di web analytics il traffico referral proveniente da ChatGPT.
Google ha inoltre iniziato, nel giugno 2026, a testare in Search Console report dedicati alle impression generate nelle funzionalità di AI generativa della Ricerca, comprese AI Overview e AI Mode. Questi dati possono integrare la verifica manuale.
È bene ricordare, però, che la visibilità AI non dovrebbe essere valutata attraverso una fotografia effettuata una volta l’anno. Le risposte possono cambiare perché cambiano i contenuti disponibili, le fonti consultate, i modelli utilizzati e le modalità con cui vengono formulate le domande.
Può quindi essere utile ripetere periodicamente una parte dei prompt principali e osservare l’andamento nel tempo. In tal senso la GEO Audit diventa quindi un processo ciclico. Si misura la presenza iniziale, si individuano le lacune, si interviene sui contenuti e sulle informazioni disponibili online e successivamente si ripetono i test.
Gli stessi sistemi dichiarano che non esiste un metodo per assicurare una determinata posizione. OpenAI, per esempio, specifica che il ranking di ChatGPT Search dipende da diversi fattori e che non è possibile garantire il primo posizionamento.
La strada più utile consiste quindi nel costruire una presenza digitale facilmente comprensibile, verificabile e ricca di informazioni che possano rispondere alle domande reali degli utenti. Per affrontare questo percorso con strumenti e competenze adeguati, puoi affidarti a Italiaonline e alle sue soluzioni dedicate alla visibilità digitale delle imprese.