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E-commerce: le pmi italiane devono lavorare sulla Strong Customer Authentication

Dal 31 dicembre 2020 le aziende che hanno un e-commerce devono implementare il nuovo sistema di sicurezza. Tuttavia, Cmspi mette in guardia dai rischi

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La pandemia ha provocato la crescita esponenziale dell’e-commerce: secondo il report di VisaNet, le transazioni online durante il lockdown sono aumentate del 20%. Le aziende italiane hanno quindi registrato interessanti incassi grazie alla presenza di un negozio online, ma adesso c’è un’altra grande sfida da superare.

A partire dal 31 dicembre 2020 le transazioni online effettuate in Europa dovranno essere caratterizzate dalla Strong Customer Autentication (Sca), cioè un sistema di sicurezza che permette ai consumatori di effettuare acquisti online inserendo due informazioni univoche, dall’impronta digitale alla password OTP. La Strong Customer Autentication (Sca) è il sistema comunemente conosciuto come “autenticazione a due fattori”. Con questa decisione si vuole rendere ancora più protetto e sicuro ogni acquisto eseguito tramite e-commerce. Chi non si adeguerà per tempo rischia un calo di fatturato e un maggiore rischio di attacco al sistema.

Strong Customer Authentication: di cosa si tratta

La funzione è introdotta dalla direttiva europea PSD2, nata con l’obiettivo di ridurre il rischio di frode e rendere i pagamenti digitali più sicuri. La Sca è anche detta “autenticazione a due fattori” ma se finora era opzionale, dal 31 dicembre 2020 diventa obbligatoria. E gli e-commerce si devono adeguare. L’utente prima di effettuare un acquisto online deve inserire due diverse chiavi di sicurezza, come la password e un’impronta digitale oppure una chiave OTP.

Le banche sono gli organi maggiormente coinvolti, devono quindi prepararsi per implementare il protocollo EMVCo 3D-Secure versione 2 (3DS2) nei sistemi di pagamento digitale.

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E-commerce Sca: quali sono i rischi

Lo Sca è un sistema che rende l’e-commerce più protetto, trasmettendo così al cliente un senso di sicurezza che influisce anche sulla decisione d’acquisto. La società di consulenza americana Cmspi ha però studiato che la Sca porterebbe dei rischi.

Secondo il report, in Europa il sistema potrebbe causare a 108 miliardi di euro di perdite a causa di passaggi per l’acquisto più lunghi, transazione più articolata e aumento dei carrelli abbandonati. In Italia la perdita si aggirerebbe intorno ai 13,8 miliardi di euro.

Toby MacFarlane, Head of Fraud & Approvals di Cmspi, ha affermato che:

“Oggi molte banche, anche per i comprensibili ritardi nell’operatività determinati dall’emergenza Covid-19, non sono ancora pronte per consentire alle carte emesse di supportare il nuovo protocollo ed è improbabile che lo siano entro la scadenza del 31 dicembre”.

Tale difficoltà si aggiunge a quelle già emerse con la pandemia, che ha imposto un’accelerazione della digitalizzazione a cui molte aziende non erano preparate. Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, ha anche sottolineato che le conseguenze per l’Italia potrebbero essere maggiori rispetto ad altre Nazioni europee, perchè il fatturato dell’e-commerce italiano è la metà di quello francese e un terzo di quello tedesco.

Le pmi saranno sicuramente quelle a subire con maggiore intensità l’impatto della Sca sulle proprie piattaforme di vendita online. Nel frattempo però chi ha un e-commerce deve documentarsi con il proprio provider e la propria banca per adeguarsi alle nuove regole entro il 31 dicembre 2020.

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