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Digital Tax: gli ultimi sviluppi

La prima scadenza è fissata al 16 marzo 2021, ma il discorso legato alla tassa sui servizi digitali è ancora in evoluzione. Ecco quali sono le novità

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Le sfide aperte dalla pandemia, da affrontare nel 2021, sono davvero tante. Tra queste spunta anche la Digital Tax, che interessa l’intero sistema economico mondiale. La tassazione arriverà anche in Italia e coinvolgerà le grandi aziende tecnologiche, come quelle che operano nell’e-commerce.

Attualmente ci sono però tanti nodi da sciogliere. E non è un caso che nell’ultimo Consiglio dei Ministri, il Governo abbia deciso di rinviare le scadenze della cosiddetta Digital service tax (Dst) di un mese. Per il pagamento, si è passati dal 16 febbraio al 16 marzo 2021. Nonostante le date italiane siano già state fissata, manca ancora un accordo ufficiale a livello internazionale. Il rallentamento dei lavori è causato anche dalla resistenza degli Stati Uniti, sede delle più importanti compagnie tecnologiche mondiali.

Web Tax in Italia: a che punto siamo

La Web Tax nel nostro Paese è stata introdotta per la prima volta dalla Legge di Bilancio 2020 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2020, ma i primi cambiamenti a livello pratico arriveranno solo quest’anno. Per esempio, il versamento della rata relativa al 2020 scade il 16 marzo 2021, mentre la dichiarazione relativa ai ricavi imponibili ottenuti dalle compagnie tecnologiche è slittato al 30 aprile 2021.

Il gettito annuo atteso inizialmente era di 708 milioni di euro nel mondo, di cui circa 5,5 milioni solo nel nostro Paese, tuttavia qualcosa sicuramente cambierà in seguito all’esplosione del Covid-19 che ha dato un particolare impulso all’uso del digitale.

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L’obiettivo del processo è quello di regolamentare le tasse sui ricavi ottenuti dalle grandi aziende tecnologiche in Italia. Attualmente la tassa è stata fissata al 3% dei ricavi ottenuti da aziende italiane e straniere ottenuti in Italia.

La Regione Piemonte ha proposto di innalzare la tassa dal 3% al 15% soprattutto per quelle grandi aziende internazionali che nel 2020 hanno aumentato il fatturato grazie al boom dell’e-commerce. Altre proposte, invece, puntano sull’IRAP da aumentare alle grandi aziende che si occupano di commercio online. In questo caso, molti hanno proposto di aumentare l’IRAP dello 0,92%, quota massima su cui possono intervenire le singole regioni. Quindi l’obiettivo è quello di tassare i big dell’e-commerce. Tuttavia, gli Stati Uniti remano contro.

Web Tax: la posizione degli Stati Uniti

Nel frattempo, molti Paesi del mondo, tra cui soprattutto gli Stati Uniti si stanno opponendo all’innalzamento della tassa. Ciò comporta che, a livello internazionale, non si riesca a raggiungere un accordo valido per tutti. La critica degli USA si riferisce anche alla web tax italiana, che durante un confronto avvenuto il 6 gennaio 2021 è stata definita discriminatoria soprattutto nei confronti delle grandi compagnie online americane.

Inoltre, viene considerata irragionevole e accusata di imporre troppe restrizioni. Anche l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) dovrà intervenire per gestire i conflitti e trovare una soluzione che vada bene a tutti.

Bisogna anche considerare che le recriminazioni degli Stati Uniti sono legate al Governo Trump. Ora, con l’arrivo di Biden alla Casa Bianca, probabilmente la posizione cambierà e gli accordi legati alla tassazione digitale si evolveranno. In conclusione, il 2021 sarà un anno interessante, da tenere d’occhio sotto tanti punti di vista.

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