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Cos'è il CTR e a cosa serve

Questa guida spiega cos’è il CTR o Click Through Rate, come si calcola questo particolare tasso, a cosa serve e come analizzarlo al meglio per creare campagne pubblicitarie online realmente efficaci

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Il CTR misura l’efficacia di una campagna pubblicitaria online. Ecco perché è importante sapere esattamente di cosa si tratta e quali sono i fattori in grado di incidere su di esso. Solo avendo un’idea chiara di cos’è il Click Through Rate, infatti, è possibile misurare i risultati dei propri investimenti pubblicitari e, eventualmente, intervenire in caso di numeri poco soddisfacenti. Approfondiamo l’argomento con questa guida.

Cos’è il CTR, come si calcola e a cosa serve

CTR è l’acronimo, come già anticipato, di Click Through Rate. Nella definizione di CTR su Facebook viene tradotto come “tasso di clic sul link” mentre il CTR su Google è definito come “percentuale di clic”.

Questo tasso, infatti, indica la percentuale di volte in cui le persone hanno visualizzato un annuncio online (banner delle campagne display o link sponsorizzato) e hanno effettuato un clic su di esso. Il calcolo del CTR è semplice: bisogna dividere il numero di clic ricevuti per il numero di visualizzazioni e moltiplicare per 100. Se, ad esempio, un annuncio è stato visualizzato 100 volte e ha ricevuto un clic da parte di un utente, il CTR è pari all’1%.

Considerato un indicatore significativo dell’utilità e della pertinenza dell’annuncio online e, più generalmente, dell’interesse da quest’ultimo suscitato nell’utenza, il CTR è una metrica che, come detto, consente di misurare l’efficacia di una campagna pubblicitaria portata avanti sul web.

Un CTR basso indica che l’annuncio è stato visualizzato molte volte, senza però generare nell’utente il desiderio o la necessità di fare clic su di esso. È importante, quindi, capire quando un CTR può essere considerato un “buon” CTR in modo da poter intervenire in caso di risultati deludenti.

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Quando un CTR può essere considerato buono?

Se la definizione di CTR è piuttosto intuitiva, lo stesso non può dirsi della risposta a un quesito ricorrente: quando un CTR può essere considerato buono?

Rispondere a questa domanda, infatti, non è impresa facile perché non esiste, in realtà, una risposta univoca e certa. Sono diversi i fattori che incidono sul CTR, a partire dalla tipologia di campagna per arrivare alla piattaforma pubblicitaria utilizzata, passando per il target, la competizione e il proprio settore di riferimento.

Il consiglio generale rivolto a chi desidera trovare la risposta a questa domanda, quindi, è quello di fare riferimento ai benchmark di mercato. A titolo indicativo, ad esempio, può essere utile considerare i risultati di una ricerca pubblicata nel febbraio 2020 dal sito WordStream, relativa però agli Stati Uniti d’America e limitata ad alcuni settori specifici.

Il dato emerso da questo studio è che il CTR medio su Facebook Ads, riferito agli USA e ai 18 settori presi in considerazione, è pari allo 0,90%. Tra quelli analizzati, gli ambiti che hanno fatto registrare i CTR migliori sono stati quello “legale” (1,61%), “vendita al dettaglio” (1,59%) e “abbigliamento” (1,24%), mentre le performance peggiori sono state registrate nei settori “tirocinio” (0,47%), “finanza e assicurazioni” (0,56%) e “bricolage” (0,70%).

Ricordiamo che questi dati sul CTR medio sugli strumenti advertising di Facebook fanno riferimento agli Stati Uniti d’America perciò sono da considerare solo a titolo indicativo. Un consiglio sempre valido è quello di fare pratica ed effettuare diversi test in modo da individuare l’annuncio più performante in termini di CTR.

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