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Come difendere i propri contenuti online dal Freebooting

Il Freebooting è una pratica scorretta nonché una forma di pirateria online da cui è fondamentale imparare a proteggersi. Ecco alcuni suggerimenti per tutelare i tuoi contenuti online

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Per tutelare i propri contenuti social, è necessario conoscere il Freebooting. Dietro un video o un contenuto virale, infatti, ci potrebbe essere un “furto”: quei contenuti potrebbero essere stati sottratti ad un altro utente.

Sebbene il termine fosse diffuso già nell’Ottocento, quando stava ad indicare la pirateria marittima nel Nord Europa, il Freebooting è oggi “l’atto di pubblicare contenuti online di altre persone su un proprio spazio web, senza il permesso del creatore del contenuto e a vantaggio del proprio tornaconto personale” (Urban Dictionary).

Come difendersi da questa subdola pratica? Scopriamolo insieme.

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Come funziona il Freebooting

La pratica del Freebooting è diffusa soprattutto su YouTube e su Facebook, dove viene utilizzata anche da pagine social di notevoli dimensioni. In sostanza, il Freebooter scarica un contenuto (generalmente un video) coperto da copyright e lo ricarica spacciandolo per suo, senza avvertire l’autore. Questo, che molto spesso è uno YouTuber, non solo viene danneggiato dall’appropriazione indebita: ma, potenzialmente, vede una persona terza lucrare su di un prodotto frutto della sua creatività e della sua professionalità.

Nessuno ne è indenne: YouTuber molto famosi (da ThePruld a SmarterEveryDay) ne sono rimasti vittima, e hanno denunciato il problema. Non solo: secondo uno di loro, Kurzgesagt – In a Nutshell, a giocare un ruolo importante è la newsfeed di Facebook. Perché? Perché Facebook punta a tenere gli utenti sulle sue pagine il più a lungo possibile, e regala più visibilità ad un video caricato direttamente sulla piattaforma piuttosto che ad un link che rimanda a YouTube.

In questo modo, il danno è doppio: viene danneggiato chi crea video autentici e poi li carica su Facebook, perché potrebbero diventare meno virali di un re-upload rubato, ma viene danneggiato soprattutto chi si vede sottrarre il suo contenuto. Tanto più che, se anche se ne accorge, il procedimento per farlo rimuovere può essere lungo e laborioso: un video “rubato” può essere rimosso con diversi giorni di ritardo rispetto alla sua pubblicazione, quando ormai ha generato il guadagno per il Freebooter.

Freebooting, come difendersi

Quello che un Freebooter guadagna è ben evidente: mi piace, condivisioni, nuovi followers. In una parola, visibilità e engagement. Tuttavia, corre anche dei rischi: non solo i contenuti rubati vengono rimossi dal suo profilo, ma il truffatore può anche essere perseguito per violazione del diritto d’autore. Questo, sebbene non sia un procedimento semplice: vedersi riconoscere legalmente come il proprietario di un contenuto porta via del tempo, un tempo che serve al Freebooter per guadagnare sul contenuto rubato.

Che fare, dunque? Se si sceglie di pubblicare i propri video su YouTube, è possibile utilizzare il watermark: si aggiunge un’immagine (dimensione minima 150×150 pixel) nella sezione Branding del proprio canale, e questa comparirà come filigrana sul proprio video (per l’intera durata oppure in un momento specifico, a discrezione dello YouTuber). Esiste poi un secondo strumento, il Content ID, che è utile per chi fa musica: permette infatti di individuare i video che contengono il proprio brano, e consentono all’autore di inserire una pubblicità all’interno del video per guadagnarci, di far rimuovere quel video oppure di chiedere che venga tolto l’Ad.

Facebook, invece, non offre strumenti preventivi. Fornisce solo consigli qualora ci si accorgesse che un proprio video è stato copiato: contattare il Freebooter via mail, oppure chiedere che il video in questione venga rimosso compilando l’apposito form. La soluzione? Attrezzarsi da sé. A suggerirlo sono gli YouTuber, che consigliano di applicare la “regola delle 3 c”:

  • catturare (fare uno screenshot del contenuto copiato)
  • commentare (lasciare un commento sotto al video, avvisando gli utenti che si tratta di Freebooting e rimandando con un link al contenuto originale)
  • contattare (se il contenuto non è di tua proprietà, informa il suo autore e aiutalo ad agire per vie legali).

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