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Tendenza Zero Clic: cosa è e perché è pericolosa per le aziende

Due ricerche su tre si concludono su Google piuttosto che con l’apertura di un’altra proprietà web: cos’è la “tendenza zero clic” e perché è pericolosa per le aziende

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Nell’ultimo anno un nuovo fenomeno è in aumento nelle ricerche web: la tendenza zero clic. Ciò significa che gli utenti che eseguono una ricerca su Google si fermano alla pagina dei risultati, senza fare clic per aprire un’altra proprietà web, che quindi non ottiene traffico verso il proprio sito.

Secondo i dati rilevati dall’esperto di SEO Rand Fishkin su Sparktoro, il monitoraggio con SimilarWeb su un campione di 5,1 trilioni di ricerche su Google effettuate nel 2020 si è concluso nel 65% dei casi senza clic su uno dei siti presenti nella pagina dei risultati di ricerca. Un dato in aumento rispetto al 2019, quando la tendenza zero clic era stata rilevata per il 50% delle ricerche rimaste “orfane”. Il fenomeno comporta inevitabilmente dei pericoli per le imprese, che perdono così potenziale traffico necessario per la SEO e quindi la possibilità di una migliore indicizzazione nella SERP di Google.

Tendenza zero clic: i risultati dello studio

L’articolo pubblicato dall’esperto SEO su Sparktoro mette in evidenza i risultati ottenuti dal monitoraggio di SimilarWeb, che ha analizzato un campione di oltre 5,1 trilioni di ricerche su Google, sia da dispositivi mobili che desktop. Il 33,59% delle ricerche ha generato clic sui risultati di ricerca organici, mentre l’1,59% su risultati di ricerca a pagamento.

Il restante 64,82% invece è rimasto senza clic ad altra proprietà web, evidenziando un aumento della tendenza zero clic nel 2020. Inoltre, le ricerche che hanno portato a un clic su altro sito web sono più elevate da dispositivi desktop con il 50,75%, rispetto ai dispositivi mobili che segnano il 77,22% di risultati senza clic.

Tendenza zero clic: quali sono le ricerche

Tra le ricerche senza clic, spiega Fishkin, ci sono anche i casi in cui nella pagina dei risultati di ricerca di Google l’utente trovi già le risposte alle sue domande. Si pensi ad esempio a chi cerca immagini 3D di animali, numeri di telefono per chiamare attività locali che trova direttamente nella pagina dei risultati nel riquadro Maps, o ancora ricerche sul meteo, sui risultati sportivi, sulla conversione di unità di misura o a quesiti come quanti anni ha un personaggio pubblico.

Si tratta di ricerche che non richiedono effettivamente il clic su un altro sito web, ma trovano risposta immediata già nei riquadri della SERP di Google. Anche per questo motivo, la tendenza zero clic si evidenzia soprattutto nelle ricerche eseguite da device mobili.

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Tendenza zero clic: perché sono pericolose per le aziende

Da un punto di vista della SEO e dell’impatto che la tendenza zero clic ha sulle aziende, emergono diversi aspetti da tenere in considerazioni. Il lato che può essere considerato positivo è che ad oggi il numero di ricerche su Google sia aumentato, quindi che ci siano più possibilità di clic e di generare traffico al proprio sito dalla SERP con una buona indicizzazione.

Ci sono però anche diversi aspetti negativi, che possono rivelarsi pericolosi per le imprese che ottengono meno traffico e rischiano una peggiore indicizzazione. Anche se Google non rappresenta una concorrenza diretta con le aziende, Fishkin spiega che negli ultimi tre anni il colosso di Mountain View è stato il principale attore a beneficiare dell’aumento del volume di ricerche nel mondo.

Ciò è avvenuto soprattutto con la spinta della pandemia da Covid-19 che ha portato a un aumento delle ricerche sia da desktop che da mobile. Proprio nel secondo caso, cioè un uso maggiore dei device mobili per le ricerche di tutti i giorni, si profila il rischio superiore di danni alle aziende: data la natura delle ricerche a zero clic, la tendenza potrebbe aumentare ancora nei prossimi mesi.

Tendenza zero clic: come preservare il business

Le aziende che vogliono tutelarsi dai potenziali rischi della tendenza zero clic possono mettere in atto alcune strategie, come ad esempio rafforzare il corporate branding, ottimizzare la gestione dei featured snippet, cioè i risultati organici messi in evidenza da Google nella pagina di SERP, così come l’aggiunta di markup schema sul sito aziendale.

C’è poi la questione delle informazioni dettagliate che appaiono comunque nella pagina dei risultati di ricerca di Big G: anche se rispetto al traffico ai siti web le visualizzazioni delle informazioni sono più difficili da monitorare, come ad esempio accade con gli annunci sui cartelloni in strada o sui media della carta stampata, il brand viene comunque esposto al pubblico. Le aziende potranno quindi trarre comunque un beneficio dall’esposizione del proprio brand nella SERP, anche nel caso di zero clic al proprio sito web.

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