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Negative SEO, strategie per proteggere il proprio sito web

La Negative Seo è una pratica illegale, messa in atto per compromettere il posizionamento in Serp di un certo sito web. Scopri come metterti al riparo!

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Per Negative SEO si intende l’insieme delle operazioni che mirano a influire negativamente sul posizionamento in Serp di un certo sito. Si tratta, in altri termini, di tecniche illecite che vengono messe in atto allo scopo di minare la reputazione e il posizionamento dei competitor.

Questa pratica ha preso piede in seguito all’aggiornamento di Google denominato “Penguin”, il quale ha previsto una significativa sanzione per le pagine web che ricevono backlink di scarsa qualità.

In passato, infatti, il rank di un sito aumentava con la crescita della sua importanza, la quale veniva misurata in funzione del numero di link in ingresso ricevuti. Proprio per questo, si era diffusa la tendenza a comprare collegamenti in ingresso, che spesso e volentieri erano di pessima qualità: si trattava perlopiù di link spam provenienti da siti hackerati, oppure inseriti nei commenti di siti stranieri o comunque non pertinenti agli argomenti trattati.

La situazione è mutata nel 2012, quando Google ha voluto porre un freno a questo sistema con il già citato Penguin, un update che ha rivoluzionato il mondo della SEO.

Per effetto di questo aggiornamento numerosi siti sono stati addirittura bannati dai motori di ricerca, mentre altri sono andati incontro a penalizzazioni piuttosto gravi dal punto di vista del posizionamento. A partire dall’entrata in vigore di Penguin, infatti, viene presa in esame la natura dei collegamenti in ingresso, che vengono analizzati sul piano della pertinenza, dell’affidabilità e della qualità.

Da quel momento, non sono solo i siti che linkano a essere penalizzati, ma anche quelli che vengono linkati (ovviamente in riferimento a link di scarsa qualità). Questo si è tradotto nel comportamento scorretto di alcuni soggetti che hanno iniziato a subissare di link scadenti i siti che desideravano colpire, in modo tale da procurare loro penalizzazioni da parte di Big G.

Ma le tecniche di Negative SEO possono anche avere luogo on site e consistono:

  • nell’inserimento di testo penalizzante (il cosiddetto keyword stuffing) o di link scadenti, entrambi non visibili ai lettori;
  • nella pratica del cloaking che consente di mostrare un contenuto diverso da quello visibile agli utenti;
  • nell’inserimento di virus e spam.

A questo proposito è fondamentale prestare la massima attenzione alla sicurezza del sito: il che vuol dire non solo scegliere delle password particolarmente sicure, ma anche optare per un hosting che garantisca gli standard di affidabilità più elevati ed effettuare regolarmente gli aggiornamenti richiesti.

Come proteggersi dalla Negative SEO

Consigli per proteggersi dalla Negative SEO non mancano ed è bene seguirli per tutelare il proprio sito. Insomma è importante non abbassare mai la guardia e mettersi al riparo da ingiuste penalizzazioni!

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Controllare con costanza Search Console e Google Analytics

Quando si parla di Negative SEO, gli attacchi all’autorevolezza e al ranking del sito possono determinare conseguenze deleterie: questo è il motivo per il quale è auspicabile tenere la situazione sempre monitorata, controllando a intervalli regolari la propria Search Console e il proprio Google Analytics.

Qualora si dovesse riscontrare una riduzione del numero di visite, che in apparenza può non avere spiegazioni, è necessario approfondire la questione per comprendere non solo se si è stati penalizzati da Google, ma anche per quale motivo ciò si è verificato.

Controllare la Search Console permette anche di sondare la natura dei backlinks più recenti verificando che non ce ne siano di anomali. È importante prestare attenzione alla loro pertinenza, alla loro affidabilità e alla loro provenienza.

Che cosa fare quando si ricevono backlink anomali

Ma quali sono le contromosse da adottare se ci si accorge di essere in presenza di backlink anomali? Il primo passo da compiere consiste nel prendere le distanze e disconoscere questi link. A tal fine si può approfittare di uno strumento che viene messo a disposizione direttamente da Google: si tratta di Disavow Link e permette di chiedere al motore di ricerca di non considerare, nel corso della valutazione del sito, un link che viene ritenuto di scarsa qualità, sul quale non si può avere alcun controllo e che si ritiene possa mettere a repentaglio il posizionamento del sito.

Il controllo sui link sospetti non è un’operazione da svolgere una tantum, ma una procedura che va ripetuta in modo costante, dal momento che la situazione deve essere sempre monitorata.

Evitare di mettere a disposizione feed RSS completi

Un altro accorgimento utile è quello di non mettere a disposizione feed RSS completi, limitandosi a inserire unicamente un estratto, per esempio il primo paragrafo, per ogni articolo. Ciò fa sì che gli scraper di RSS ottengano unicamente una parte limitata dei contenuti.

Lo scraping, lo ricordiamo, è la tecnica di generazione di contenuto duplicato: in pratica si copiano i testi delle pagine del sito che si vuol vedere penalizzato e li si riproduce su siti di bassa qualità. Tale tecnica prende il nome di web data extraction o di web harvesting. Il problema è che non sempre Google è in grado di distinguere qual è il contenuto di partenza e quali sono, invece, quelli che sono stati copiati: può accadere, infatti, che l’originale venga indicizzato dopo la copia, magari perché Googlebot passa prima dal sito replicante o perché lo scraper dispone di più crawl budget.

Per tenere sotto controllo le copie ci si può servire di Copyscape, uno strumento che è stato concepito proprio con questo compito: basta digitare l’Url della pagina da controllare per trovare gli eventuali contenuti duplicati, anche se solo parzialmente.

Quali strumenti sono utili oltre a GSC e GA

Nel caso in cui si abbia intenzione di scoprire se i link che si ricevono hanno valore o meno è indispensabile accertare il trust flow o in alternativa capire quale seguito ha il sito da cui si è menzionati.

Per verificare la popolarità degli altri siti web sono parecchi i tool tra cui è possibile scegliere: basti pensare a Zoom Authority di Seo Zoom, ma anche a Searchmetrics o a Majestic.

È possibile prevenire la Negative SEO?

In sostanza si può intervenire solo una volta che il danno è stato compiuto e tentare di rimediare nel più breve tempo possibile. Quel che vale la pena di fare, dunque, è identificare rapidamente i tentativi di Negative SEO, proprio tenendo sotto controllo in modo costante la crescita del profilo di backlink.

I grafici di crescita che vengono messi a disposizione da Ahrefs o da Majestic forniscono dati in relazione al numero di domini di riferimento e al numero di link del profilo. Nel momento in cui viene riscontrato un picco anomalo in un grafico diventa necessario analizzare i link che il sito ha ottenuto in modo improvviso.

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