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PMI, puntare sull'e-commerce per far ripartire l'export

Il report dell’Agenzia Ice stima una flessione del 12% nel 2020 dell’export Made in Italy. Ma e-commerce e marketplace possono aiutare le imprese a ripartire

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L’export di prodotti italiani ha subito forti rallentamenti a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus. Nel 2020 si stima una flessione del 12% e anche se l’anno prossimo la situazione migliorerà, sarà determinante il ricorso a soluzioni innovative.

Oggi il digitale rappresenta una vera e propria ancora di salvezza per le aziende impegnate nell’internazionalizzazione. Tra le attività più sicure e redditizie spicca l’e-commerce, che permette di vendere oltreconfine senza rischi. Una panoramica dell’export Made in Italy è stata disegnata dall’Agenzia Ice all’interno del report “L’Italia nell’economia internazionale” creato in collaborazione con un gruppo di prestigiosi enti, ovvero Istat, Prometeia, Fondazione Masi, Università Bocconi e il Politecnico di Milano. L’indagine cerca di tracciare la traiettoria che l’esportazione di prodotti seguirà in futuro, ed in particolare rivela che una delle leve da sfruttare è sicuramente il commercio elettronico.

Export Made in Italy: perchè è importante puntare sull’e-commerce

Il report parla chiaro: durante il 2020 l’export subirà una flessione del 12% che verrà però recuperata nel 2021 con un +7,4% e un +5,2% nel 2022. Il Covid-19 ha provocato una brusca frenata delle esportazioni non solo in Italia ma in tutto il mondo, che crescevano costantemente dal 2019. Il WTO – Organizzazione mondiale del commercio – stima che la caduta degli scambi internazionali sarà tra il 12% e il 35%.

In poche parole, dalla crisi si uscirà con alcune ferite che attraversano tutto il globo e che diventeranno insanabili se non ci si affida alle soluzioni digitali, come l’e-commerce. Carlo Ferro, Presidente dell’Agenzia Ice ha sottolineato che “Le vendite on line costituiscono un mercato che si rivolge a 1,45 miliardi di consumatori nel mondo e cresce a ritmi del 9% all’anno. È pertanto fondamentale l’accesso all’e-commerce per le Pmi. L’export delle regioni del Sud rappresenta solo il 10,3% dell’export nazionale e questo dato è sostanzialmente fermo da 10 anni”. Occorre quindi offrire alle regioni meridionali le risorse necessarie per sviluppare competenze e investire nell’internazionalizzazione.

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Ripresa dell’export: digitale, innovazione e sostenibilità

La ripresa degli scambi commerciali nel 2021 sarà guidata dai paesi asiatici ed in particolare dalla Cina. Infatti, in questa parte del mondo, l’e-commerce sarà sempre più integrato nella società e questo permetterà di avere un importante vantaggio competitivo. Si parla soprattutto della vendita di beni di consumo.

Come si può superare tale gap? Anche stavolta Ferro ha le idee chiare: “Più che ragionare sui numeri è ora importante orientare l’azione combinando reazione e visione perché le sfide di oggi si giocano in un contesto globale diverso dal passato. Digitale, innovazione e sostenibilità sono le parole chiave per rivolgersi alle nuove generazioni di consumatori globali.” Sono anche i punti di partenza per rafforzare il Made in Italy sui mercati internazionali e oggi è fondamentale il contributo di tutti, sia delle aziende che dello Stato, per crescere e ottenere risultati tangibili.

È fondamentale che le PMI siano supportate nei loro processi di internazionalizzazione. Le piccole e medie imprese oggi rappresentano il 90% delle aziende italiane e generano il 50% delle esportazioni, ma sono anche le realtà più deboli e vulnerabili ad eventuali catastrofi ed emergenze come quella del Coronavirus. Inoltre, spesso non dispongono delle risorse adeguate a investire nell’innovazione digitale dei processi.

Export Made in Italy: il ruolo dei Marketplace

Durante la presentazione del Report si è parlato anche di marketplace, grazie alla mappatura operata da BrandOn Group. Queste piattaforme potrebbero avere un ruolo importante, aiutando le aziende italiane a internazionalizzare ed espandere la propria offerta.

I marketplace rappresentano un vantaggio, ma le aziende devono essere informate sulle loro caratteristiche e opportunità, che spesso sono legate al lancio di un prodotto specifico o a un momento preciso della vita aziendale. Paola Marzario, Presidente di BrandOn Group si è espressa in merito: “È altresì fondamentale che le istituzioni sviluppino programmi di formazione con l’obiettivo di riuscire ad abbassare il tasso di abbandono delle piattaforme digitali a un anno di distanza dalla loro adozione. Prima di tutto, infatti, un’azienda deve approcciarsi al mondo dei marketplace con una prospettiva di lungo periodo, investendo tempo e risorse economiche nell’adozione di soluzioni tecnologiche, nella soluzione di problematiche logistico-operative e nella formazione del personale”.

Insomma, le aziende hanno davanti diverse opportunità: costruire un e-commerce proprio oppure affiliarsi ad un marketplace. In ogni caso è fondamentale intercettare i propri obiettivi, cioè cosa si vuole ottenere con un percorso di internazionalizzazione, e sulla base di questi realizzare una strategia di marketing che sappia concretizzarsi e produrre valore.

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