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E-commerce leva del Made in Italy nel mondo: i dati

Chi produce e vende beni Made in Italy nel mondo deve saper sfruttare le opportunità dell'e-commerce: ecco dati, tendenze e settori di successo

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Il Made in Italy è sinonimo di qualità in tutto il mondo e le aziende che producono beni nel nostro Paese devono saper sfruttare questo simbolo quando si interfacciano con i mercati esteri. D’altronde anche i dati parlano chiaro: dopo la crisi del 2020, il Made in Italy si prepara a crescere nuovamente, anche e soprattutto grazie agli strumenti digitali. L’e-commerce sarà una leva importante: occorre pensare a una strategia di vendita che permetta alle aziende di ogni settore e dimensione di sfruttarlo adeguatamente. I dati più recenti sono stati discussi durante l’evento online “L’Export digitale per le Pmi: le opportunità per il Made in Italy”, organizzato da Pwc.

E-commerce Made in Italy: un’opportunità da sfruttare

Dopo una flessione del – 15,3% causata dalla pandemia, le vendite del Made in Italy cresceranno nuovamente raggiungendo un valore di 461 miliardi di euro, ovvero il + 9,3% nel 2021. Le aziende devono prepararsi attraverso la costruzione di e-commerce capaci di conquistare gli utenti e produrre fatturato. Ci si riferisce soprattutto alle imprese che producono beni in Italia e quindi possono avvalersi del prestigioso simbolo “Made in Italy”.

La ripartenza sarà a macchia di leopardo. Ci sono dei mercati che offrono maggiori opportunità alle imprese italiane: Cina, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Stati Uniti, mentre chi opera in Europa deve concentrarsi soprattutto sulla Germania.

Post-Covid: tendenze del Made in Italy online

Anche se non è ancora chiaro quando si uscirà dalla crisi sanitaria del Covid-19, le aziende devono già prepararsi a gestire la “nuova normalità” ovvero la realtà economica e sociale che si configurerà una volta che pandemia sarà cessata. Capire oggi quali saranno le tendenze non è facile, ma esistono alcuni segnali che possono orientare le imprese fin da subito.

Innanzitutto, la pandemia ha ormai sdoganato l’utilizzo degli strumenti digitali per l’acquisto di qualsiasi tipo di prodotto, anche quelli che fino a pochi anni fa erano inconcepibili: pensiamo, per esempio, alla frutta e alla verdura. Oggi sono tante le piccole aziende che offrono prodotti freschi a km 0. Ma questo è solo un piccolo esempio. Le aziende, anche i negozi più piccoli, si sono organizzate per consegnare i beni a casa dei propri clienti. Ecco quindi che l’e-commerce diventa uno strumento indispensabile.

Le persone sono poi sempre più attente ai prezzi, ma allo stesso tempo prediligeranno un’esperienza d’uso veloce e sicura. L’utente avrà bisogno di essere coinvolto e di ritrovare quel “rapporto umano” con l’azienda, che tanto è mancato durante la pandemia. Tale legame si potrà creare anche grazie alle nuove tecnologie. Pensiamo, per esempio, ai tanti negozi online che usano le Storie di Instagram per chiacchierare col cliente, mostrare il prodotto, offrire assistenza e concludere le vendite.

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Ormai una strategia di questo tipo può dare ottimi risultati. A maggior ragione se il cliente si trova in un altro Paese e ha bisogno di essere rassicurato: dietro l’e-commerce ci sono le persone, i professionisti ed esperti, ed è fondamentale mostrarli, farli conoscere nel proprio percorso di internazionalizzazione.

Un’altra tendenza, sempre legata al concetto di fiducia, è quella dell’influencer marketing e del passaparola. Costruire una base solida fatta di feedback positivi, recensioni e persone di fiducia che possano fare da ambasciatrici del brand in giro per il mondo è fondamentale. Occorre scegliere bene la persona in questione, che deve essere conosciuta nel Paese di riferimento e sposare i “valori” del marchio che pubblicizza: le persone che la seguono devono essere disposte a provare e comprare ciò che lei stessa consiglia e acquista.

Ecco quindi che la scelta del proprio nucleo di influencer deve essere mirata. Inoltre, occorre capire se la collaborazione sta portando frutti, stabilendo indicatori di performance precisi. Infine, l’e-commerce Made in Italy dovrà sempre più puntare alla sostenibilità, altro fattore fondamentale per la clientela.

E-commerce Made in Italy: su quali categorie merceologiche puntare

Ma quali sono i settori con maggiori potenzialità a livello internazionale? Secondo PwC sono i seguenti:

  • abbigliamento e calzature (si prevede una crescita del 35% online contro il 22% in store)
  • elettronica (crescita del 41% online contro il 21% dei punti vendita)
  • make up e cosmesi ( 39% contro il 21% dello store)
  • sport e fitness (32% nell’e-commerce contro il 18% del negozio).

Lentamente anche il settore del food e beverage online sta raggiungendo i numeri dei punti vendita. L’impulso è stato dato durante la pandemia quando molti market hanno iniziato a proporre servizi come la spesa online o il click & collect. Insomma, le opportunità per le aziende italiane sono in continuo aumento. Per sfruttarle pienamente le imprese devono avviare un e-commerce facile da usare, sicuro e competitivo.

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