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Che cos’è un acceleratore di startup?

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Spesso, quando pensiamo al termine startup ci viene in mente Jeff Bezos, il fondatore di Amazon intento a pubblicare la sua piccola libreria online nel suo garage. Nessuno allora avrebbe immaginato che quel piccolo sito sarebbe diventato il più grande e-commerce del mondo. Nell’immaginario comune, le startup sono infatti caratterizzate da un alto indice di innovazione, capaci di influenzare il futuro e spesso sono guidate da giovani ricchi di talento e potenzialità. Ma riuscire a diventare un’azienda in grado di fatturare miliardi di euro non è un’impresa semplice. Guidare una start-up, soprattutto nelle fasi iniziali senza avere nessuna esperienza, è molto complicato: il fallimento è sempre dietro l’angolo. Per questo motivo sono nati gli acceleratori di startup, delle aziende che aiutano le start-up innovative a dar vita ai loro progetti.

Gli acceleratori di startup accolgono le aziende nella loro sede per avviare veri e propri programmi di affiancamento e supporto. Oltre a determinare la strategia operativa, gli acceleratori offrono strumenti e risorse per realizzare l’idea imprenditoriale in breve tempo, da qui il termine “acceleratore”. D’altronde, le startup per affermarsi in un mercato sempre più competitivo hanno bisogno dell’aiuto di un’organizzazione competente. I percorsi forniti dagli acceleratori possono essere di due tipi: seed e second-stage. Conoscere le differenze e le relative opportunità offerte alle giovani aziende è fondamentale per orientare la scelta verso il tipo di programma adatto alle proprie esigenze.

Acceleratore di startup: di cosa si tratta?

Gli acceleratori di startup sono rappresentati da organizzazioni pubbliche o private che costruiscono percorsi di crescita, limitati nel tempo, dedicati a giovani aziende innovative.

All’interno di questi spazi, le imprese ottengono tutti gli strumenti e le risorse per raggiungere velocemente determinati obiettivi strategici, spesso cruciali, per il successo complessivo dell’idea imprenditoriale. Di solito, i servizi ottenuti vengono pagati con quote del capitale aziendale o azioni di minoranza la cui percentuale cambia in base al valore della startup sul mercato.

Altri acceleratori si affidano ad una formula particolare chiamata “work for equality” ovvero richiedono il pagamento solo dopo che la startup ha acquisito valore sul mercato e si è stabilizzata. Come accennato, i programmi offerti da questi organi non sono tutti uguali.

Acceleratori di startup: programmi seed e second-stage

I programmi prevedono sia consulenze strategiche che opportunità di finanziamento, e si dividono in due tipologie:

  • I programmi seed possono durare tra i 2 e i 4 mesi e sono pensati per imprese molto giovani. La startup viene guidata nelle fasi iniziali del suo progetto e l’acceleratore aiuta i giovani imprenditori a realizzare tutta la documentazione necessaria per presentare il progetto a nuovi investitori o ad altre aziende. Nei programmi seed l’acceleratore ha anche la funzione di offrire uno spazio di lavoro e la strumentazione necessaria alla startup.
    I programmi second-stage sono dedicati alle aziende più mature e possono durare dai 2 ai 6 mesi. Durante questo periodo la startup deve farsi conoscere all’esterno e stringere rapporti con altre realtà complementari per creare sinergie che permettono di abbattere i costi e aumentare la produttività.

In base alle proprie necessità, lo startupper può scegliere il tipo di programma. Naturalmente non tutte le aziende che fanno richiesta possono accedere a tali percorsi, infatti le startup vengono selezionate con attenzione e solo quelle ritenute più idonee iniziano il loro percorso.

Inoltre, gli acceleratori lavorano in collaborazione con investitori pubblici e privati, che possono affidare loro una startup con alto potenziale. I business angel, per esempio, sono esperti con avanzate competenze nel settore che si occupano di investire in un ristretto numero di startup che vengono affidate agli acceleratori per maturare. Questo sistema crea una rete di scambio davvero promettente: ogni attore può usufruire di numerosi vantaggi e creare una collaborazione capace di guadagnarsi un posto stabile nel mercato di riferimento.

Perché chiedere aiuto agli acceleratori di startup

È vantaggioso per una giovane azienda che sta muovendo i primi passi nel proprio mercato di riferimento chiedere aiuto a un acceleratore di startup? Questa è una domanda che si pongono molti giovani imprenditori e trovare una risposta non è semplice. Il modo migliore per affrontare la situazione è pesare i vantaggi e gli svantaggi.

Entrare a far parte di un acceleratore di startup permette all’azienda innovative di iniziare avendo alle spalle un’organizzazione forte, pronta a offrire qualsiasi tipo di servizio. Ma non solo. Nei momenti di difficoltà si può chiedere aiuto a persone più esperte che hanno già vissuto situazioni simili e che hanno guidato altre aziende nel difficile passaggio da progetto innovativo a startup costretta a fatturare. Dall’altro lato, però, bisogna valutare se i costi da sostenere (solitamente la cessione di quote dell’azienda all’acceleratore di startup) non siano maggiori dei vantaggi acquisiti.

Entrare in un acceleratore di startup è l’idea migliore se si è molto giovani e non si hanno le risorse e le capacità necessarie per muoversi con scaltrezza in un mercato sempre più competitivo. Accumulare esperienza sul campo aiuta a non commettere gli stessi errori in futuro, quando magari si deciderà di lanciare una nuova startup senza chiedere aiuto a un acceleratore.

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