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Che cosa è il social lending

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L’accesso al credito per le aziende è sempre più complicato. Se con i metodi tradizionali (prestito bancario, finanziamenti europei, nazionali o regionali) un’impresa non riesce a ottenere liquidità per dar vita a un nuovo progetto o per rilanciarsi sul mercato, può fare affidamento a metodi alternativi. Il social lending è uno di questi metodi alternativi. Si tratta di una forma di finanziamento online tra privati: da una parte una persona o un’azienda in cerca di soldi, dall’altra investitori (cittadini, imprese, istituzioni) pronti a prestare denaro. La piattaforma di social lending è il tramite che mette in contatto queste due realtà così distanti, ma che hanno molto in comune.

In Italia il social lending è regolato dal 2017 dalla Banca d’Italia che ne ha dato anche una definizione piuttosto accurata. “Uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto”. In questi anni molte aziende estere hanno aperto in Italia una piattaforma per il social lending: alcune sono dedicate alle imprese altre alle persone fisiche.

Che cosa è il social lending

Il social lending è una forma di finanziamento alternativo a quello delle banche e dei fondi nazionali. Nasce su Internet e sfrutta piattaforme pensate appositamente per questo scopo. Il social lending, che può essere chiamato anche peer-to-peer lending, non è altro che un prestito tra privati, una pratica molto in voga anche in passato e che grazie alla Rete è stata resa accessibile a tutti. Rispetto ai prestiti tra privati del passato, però, le piattaforme di social lending mettono in contatto persone che nella vita reale non si conoscono e che difficilmente avrebbero mai avuto un rapporto di natura economica.

Il ruolo della piattaforma di social lending è da un lato quello di mettere in contatto chi richiede un prestito e l’investitore, dall’altro controllare che la persona o l’azienda che ha bisogno di denaro abbia delle garanzie e possa ripagare il credito. Inoltre, i siti di social lending devono anche verificare l’identità dei prestatori per controllare che sia tutto in regola.

Perché affidarsi al social lending

Per quale motivo una persona o un’azienda dovrebbe affidarsi a una piattaforma di social lending per ottenere o per prestare denaro? Uno dei motivi principali è la velocità con cui le pratiche vengono gestite. Rispetto ai canali classici, bastano pochi giorni (in alcuni casi ore) per ottenere un prestito a un tasso di interesse solitamente più basso rispetto a quello delle banche. Per i prestatori, invece, c’è la comodità di poter gestire tutto online e un ROI (Return of Investment) più elevato rispetto alle forme di investimento classiche.

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Come funziona il social lending

Le procedure da seguire cambiano a seconda della piattaforma, ma i passaggi principali sono comuni a tutti. La prima cosa da fare è l’iscrizione al sito di social lending, specificando se si è un prestatore o se si è alla ricerca di un finanziamento. Nel primo caso, oltre a inserire le proprie generalità e tutte le informazioni richieste dalla piattaforma, sarà necessario impostare la somma che si vuole investire, il rendimento atteso e il rischio. Il richiedente, invece, deve specificare la somma, motivo e durata del prestito. In base alle informazioni inserite, la piattaforma assegna un rating (una sorta di livello di affidabilità) che aiuta i prestatori a scegliere l’investimento migliore. Logicamente più il rating è basso, minore sarà il tasso d’interesse che si dovrà pagare.

Quando una richiesta di prestito viene accettata, la piattaforma di social lending la carica sul marketplace e gli utenti possono iniziare a investire. Una volta raccolta la cifra richiesta, viene accreditata sul conto del richiedente. La piattaforma di social lending gestisce tutte le pratiche burocratiche e i rapporti tra i due attori e in alcuni casi si occupa anche del recupero crediti.

Il social lending è rischioso?

Sgombriamo tutti i dubbi: il social lending è un’attività legale regolata direttamente dalla Banca d’Italia. Fare investimenti su piattaforma di social lending non è meno rischioso di acquistare azioni in borsa o partecipazioni in fondi di investimento.

Per non correre rischi, logicamente, non si deve investire più delle proprie possibilità economiche e, prima di scegliere un progetto, è necessario leggere attentamente la scheda riassuntiva che spiega il motivo per cui vengono richiesti i soldi. Può capitare che l’azienda in cui si è investito possa fallire, ma le piattaforme di social lending solitamente hanno un programma per il recupero crediti.

Social lending: tassazione

Con la Legge di Bilancio 2018, i guadagni provenienti dalle piattaforme di social lending hanno la stessa natura dei redditi da capitale, quindi si paga un’aliquota sostitutiva del 26%. Alcune piattaforme svolgono anche il ruolo di sostituto d’imposta e gestiscono per l’utente tutta la parte burocratica e il pagamento delle tasse.

Le piattaforme di social lending in Italia

Il mercato italiano del social lending è piuttosto attivo e dinamico. Si contano in totale una decina di piattaforme, equamente divise tra quelle dedicate alle imprese e quelle riservate alle persone fisiche.

Per le imprese che sono alla ricerca di capitali per nuovi investimenti troviamo: BorsadelCredito, Housers, October, PrestaCap, The Social Lender. Le persone fisiche, invece, possono iscriversi a MotusQyo, Prestiamoci, Smartika, Soisy e Younited Credit.

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