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Fondo Gestione Crisi d'Impresa: a cosa serve

Con questa misura il MISE vuole sostenere la ripresa delle aziende in difficoltà e in particolare favorire l'occupazione. Ecco i dettagli

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Il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso operativo ufficialmente il cosiddetto “Fondo di gestione di crisi d’impresa 2021” tramite il Decreto del 14 dicembre 2020. La misura è stata istituita il 19 maggio 2020 con il Decreto Rilancio e finalmente, dopo circa quattro mesi, è diventata operativa.

Questo fondo servirà a sventare le crisi di impresa e soprattutto tutelare i livelli occupazionali, evitando i licenziamenti. Infatti, nasce in seguito alla crisi economica provocata dalla pandemia. L’emergenza ha avuto un importante impatto sui livelli occupazionali delle aziende, che quindi potrebbero trovarsi costrette a effettuare licenziamenti. Con il fondo si intende aiutarle in modo da sventare tali decisioni.

Fondo Gestione Crisi d’Impresa: come funziona

La misura è stata fortemente voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico e quindi inserita nel DL Rilancio, tra le soluzioni volte a ridurre gli effetti negativi del Covid-19 per imprese e famiglie. Il fondo ammonta a 300 milioni per il 2020 e 250 milioni per il 2021. L’obiettivo è quello di contribuire alla ripresa delle aziende in difficoltà intervenendo tramite investimenti statali e privati oppure proteggendo il personale interno.

Il Fondo quindi lavora in diversi modi e nello specifico permette allo Stato di partecipare direttamente al capitale delle imprese in difficoltà. Il tetto massimo con cui lo Stato può contribuire è di 10 milioni di euro, ma questo importo aumenta se partecipano anche Regioni o altri enti locali. Il periodo di intervento non può essere superiore ai 5 anni.

Inoltre, ogni investimento statale deve essere associato ad un altro privato che corrisponde almeno al 30% dell’altro.

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Per esempio, le aziende che hanno il sostegno del Fondo possono accedere a contributi a fondo perduto di un importo collegato al numero dei dipendenti a tempo indeterminato. Si tratta di un percorso di ristrutturazione aziendale, che aderisce alla politica industriale del Paese. Questa misura si aggiunge ad altre simili, sempre a favore della ripresa dell’ecosistema imprenditoriale italiano. Tra queste troviamo anche il Fondo Innovazione Pmi.

Fondo Gestione Crisi d’impresa: chi sono i beneficiari

Per accedere al fondo occorre avere determinati requisiti. Innanzitutto, sono ammesse solo le imprese di grandi dimensioni, ovvero che possiedono oltre 250 dipendenti o che, a prescindere dalla quantità del personale, hanno una importante rilevanza strategica per il Paese. Hanno dunque un ruolo cruciale per l’identità italiana nel mondo o per il benessere della comunità nazionale. Per esempio, queste sono le aziende storiche conosciute in tutto il mondo.

La Sottosegretaria allo Sviluppo economico Alessandra Todde ha confermato l’importanza della misura, non solo per le singole imprese ma per tutta la collettività:

“Questo è un fondo innovativo, che abbiamo fortemente voluto, per potenziare gli strumenti a disposizione del Governo al fine di trovare soluzioni alle crisi aziendali attraverso nuovi processi di ristrutturazione. Si tratta di interventi in conformità alla normativa europea, che hanno una importanza strategica nel fronteggiare le conseguenze del Covid sul tessuto produttivo del Paese. Inoltre, il provvedimento introduce il divieto di delocalizzazione per almeno 5 anni. Con il Fondo, l’Italia torna a fare concretamente politica industriale, tutelando i lavoratori e investendo nel made in Italy“. (Fonte: MISE)

Le aziende con sede in Italia che ricevono il sostegno del Fondo non potranno quindi spostarsi dal territorio nazionale per almeno cinque anni. Inoltre, devono garantire di mantenere il personale assunto al completo per almeno due anni. Se ciò non è possibile, vengono applicati dei tagli dell’agevolazione. Per esempio, si ha il 10% in meno nel caso in cui il livello di occupazione sia garantito solo al 90%. Con questa manovra il Governo vuole tutelare il Made in Italy.

Tutti i dettagli della misura sono contenuti nel Decreto attuativo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, nel numero 309 del 14 dicembre 2020.

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