Cos’è il Rebranding, quando e come va fatto

Il Rebranding è una particolare e delicata operazione che va eseguita in determinate situazioni e secondo precise modalità: scopri cos’è e quando e come farlo nella maniera più corretta sul nostro blog.

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Il Rebranding è un’operazione delicata all’interno di un’azienda, legata ad alcune specifiche necessità. Prima di decidere se, quando e come ricorrere a questa soluzione, è indispensabile perciò analizzare in profondità l’identità e il posizionamento della propria impresa sul mercato, in modo da individuare gli accorgimenti più efficaci e pianificare così al meglio la propria strategia di business.

Cos’è il Rebranding

Il significato di Rebranding fa riferimento a un processo di cambiamento a livello strategico all’interno di un’azienda, legato alla Brand Identity dell’azienda stessa. Questo particolare processo può includere una lunga serie di operazioni, come la scelta di un nuovo nome, logo, design o strategia di marketing per un marchio che è già consolidato sul mercato, che intende costruirsi una nuova identità. Alla costruzione di una nuova Brand Identity può associarsi anche la modifica del posizionamento dell’azienda all’interno del mercato.

Il ricorso al Rebranding, generalmente, è associato alla necessità di cambiare la percezione che i consumatori e gli altri stakeholder hanno dell’azienda.

Quali sono le diverse tipologie di Rebranding

Adesso che è chiaro il significato di Rebranding è arrivato il momento di approfondire, più nel dettaglio, le diverse tipologie esistenti. Muzellec e Lambkin, nello specifico, hanno descritto il Rebranding lungo un continuum in base al grado di cambiamento apportato all’azienda, in termini di elementi estetici e posizionamento sul mercato.

In questo modo, secondo Muzellec e Lambkin, è possibile identificare un Rebranding evolutivo, che fa riferimento a un cambiamento minore e appena percettibile nel posizionamento e nell’estetica dell’azienda (come, per esempio, nel logo e nello slogan), e un Rebranding rivoluzionario, che descrive una modifica più sostanziale e radicale (in molti casi legata anche a un cambio di nome).

Un’ulteriore classificazione, proposta da The Economic Times, distingue tra Rebranding proattivo e Rebranding reattivo. Tale distinzione è legata al motivo per il quale viene posta in essere una strategia di Rebranding. Nel primo caso, l’azienda ritiene che questo processo possa rappresentare un’opportunità di crescita e miglioramento per l’azienda, in relazione al rapporto con i suoi clienti, alla conquista di nuovi mercati oppure alla produzione di nuovi prodotti che modificano il core business.

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Il Rebranding reattivo, invece, è una risposta a una causa specifica: tale causa può essere l’acquisizione o la fusione dell’azienda, uno scandalo aziendale che ha compromesso la Brand Reputation oppure una particolare innovazione messa in atto da un competitor.

Quali sono i rischi di un Rebranding

Il Rebranding di un’azienda ha costi molto elevati perché va a intervenire su diversi aspetti dell’azienda. Non solo: anche i rischi legati a questa operazione possono essere particolarmente elevati. Può capitare, come del resto è già successo in passato (anche in Italia), che i consumatori rimangano disorientati dal Rebranding posto in essere da un’azienda o addirittura che si schierino apertamente contro di esso, costringendo l’azienda a un repentino dietrofront dovuto all’esigenza di contenere la perdita di clienti generata dalla propria decisione.

Per questo motivo, la decisione di ricorrere a un Rebranding va presa dopo una lunga riflessione che, oltre ai potenziali vantaggi, deve necessariamente prendere in considerazione anche i costi e i possibili aspetti negativi.

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