Ore 18, continuano le fake news sul Coronavirus: affidiamoci alle informazioni ufficiali - Corporate

Riprendiamo oggi 15 aprile Ore 18, il nostro spazio quotidiano che lanciamo alle 18, un’ora cruciale di bollettino della giornata trascorsa, in particolare in questo periodo in cui tutti stiamo fronteggiando l’emergenza Coronavirus. Anche alle 18, noi di Italiaonline rimaniamo aperti virtualmente a tutto il Paese. E anche se #iorestoacasa, noi continuiamo a essere come prima operativi e vicini ai nostri clienti.

Purtroppo, era facilmente prevedibile che le fake news sul Coronavirus non si arrestassero dopo la prima ondata, anzi continuano a proliferare e, per fortuna, a essere sbugiardate. Complici l’isolamento e il panico, le notizie false che qualcuno mette in piedi, spesso tramite chat Whatsapp, riescono nell’effetto di allarmare una parte della popolazione, soprattutto quelle che hanno un impatto sulla vita delle persone e che, quindi, possono stravolgere equilibri già precari per la situazione straordinaria che stiamo vivendo.

Una delle fake news più frequenti in questi giorni è costituita dalle informazioni false secondo cui la tecnologia 5G sia correlata al Coronavirus, complice una parte dell’opinione pubblica fortemente contraria allo sviluppo del 5G. Si è dovuta muovere anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che con un articolo sul suo sito dal titolo eloquente Myth busters (“acchiappa miti”, parafrasando il film Ghostbusters) smonta alcune bufale sul Coronavirus tra cui, appunto, la correlazione con il 5G. Nell’articolo si legge testualmente: “I virus non possono viaggiare sulle onde radio o reti mobili. COVID-19 si sta diffondendo in molti paesi che non hanno reti mobili 5G. COVID-19 si diffonde attraverso le gocce respiratorie quando una persona infetta tossisce, starnutisce o parla. Le persone possono essere infettate anche toccando una superficie contaminata e poi gli occhi, la bocca o il naso”.Restando in Italia, si può ad esempio ascoltare la disamina del professor Nicola Pasquino, docente di misure per la compatibilità elettromagnetica all’università Federico II di Napoli, che smonta la credenza di 5G uguale a Coronavirus.

Anche il sito del Ministero della Salute continua ad aggiornare il suo articolo Le nuove bufale confutate dal Ministero che riporta varie “credenze” rispetto al Coronavirus tutte false, spiegando naturalmente il perché lo siano. Questo per ora ultimo aggiornamento smonta ben 8 bufale, dal consumo frequente di alcolici che non protegge dall’infezione all’acquisto dei farmaci sperimentali, naturalmente molto pericoloso perché finché un farmaco non ha superato le varie autorizzazioni di validità non può essere venduto nelle farmacie, che – lo ricordiamo anche noi – sono l’unico canale sicuro di vendita di medicine. L’articolo del Ministero chiude esorcizzando i “disinfettanti fatti in casa miscelando candeggina, sale grosso e acqua”, dei quali  evidentemente c’è  necessità di mettere in guardia dal loro utilizzo.

Come dicevamo, spesso le fake news circolano via Whatsapp: uno degli ultimi peggiori esempi è quello della finta lettera di un cardiologo di Pavia (di cui però non si cita mai nome e cognome) su presunte cure miracolose contro il Coronavirus. La bufala l’ha smascherata direttamente il virologo Roberto Burioni, che ha concluso con un semplice, ma spesso inascoltato, avvertimento: “Ricordatevi: le notizie di nuove cure non arriveranno su Whatsapp dalla chat dei genitori della scuola o dei giocatori di calcetto, le troverete nelle riviste scientifiche”:

E se in Italia le fake news circolano a iosa, non sempre all’estero è meglio. Prova ne è il caso dell’arresto di uno scienziato americano che avrebbe venduto il coronavirus alla Cina, di cui ha raccontato Riccardo Luna su Repubblica, spiegando che lo scienziato in effetti esiste, si chiama Charles Lieber e ha una cattedra ad Harvard in chimica biologica, e che a fine gennaio è stato sì arrestato, ma poi rilasciato su cauzione. Perché? “Lieber avrebbe incassato un milione e mezzo di dollari per aprire un laboratorio a Wuhan e riceveva un compenso di 50 mila dollari mensili per aiutare a reclutare scienziati cinesi in giro per il mondo. L’arresto negli Usa fece scalpore e venne subito collegato sui social al coronavirus e smontato da due siti di factchecker, Snopes e Factcheck. La bufala non regge per due motivi: tra i capi di imputazione non c’è il traffico di virus e soprattutto è stato dimostrato che SARS Cov2 non è stato fabbricato in laboratorio ma arriva dal mondo animale. Eppure a oltre due mesi di distanza la storia di Lieber è tornata a circolare in Spagna, Sud America e India come se nulla fosse”.

Affidiamoci soltanto alle informazioni ufficiali dei vari enti. E, nel frattempo, continuiamo a restare a casa.