Redirect: cosa sono, come e quando usarli | Italiaonline

I redirect sono uno strumento molto utilizzato nel campo SEO che può far fronte a diverse esigenze ed essere spesso la migliore delle soluzioni tra cui scegliere. Sono diverse infatti le situazioni nelle quali può essere appropriato pensare di usare un redirect all’interno del proprio sito web ed è fondamentale quindi saper padroneggiare questo efficace strumento.

Scopriamo insieme cos’è esattamente un redirect, come sceglierne la giusta tipologia ed in quali situazioni implementare un reindirizzamento.

Redirect: cos’è e quando si usa

Un redirect è sostanzialmente una funzionalità che inoltra e reindirizza gli utenti che visitano una determinata URL, verso un indirizzo diverso da quello indicato in origine. La stessa istruzione viene data anche ai crawler dei motori di ricerca, nel momento in cui andranno ad interrogare il vecchio percorso URL, informandoli del “trasloco” avvenuto. Può essere utile definire questo nuovo indirizzo ad esempio nei casi in cui:

  • si voglia spostare un sito web su un differente dominio
  • si desideri ovviare ai cosiddetti link rotti, evitando a chi naviga la fastidiosa situazione di finire su una pagina che non esiste più o non è più attiva
  • si abbia bisogno di fare interventi e manutenzioni su una o più pagine specifiche di un sito web, reindirizzando temporaneamente l’utente verso una pagina differente
  • sia necessario effettuare un cambio di CMS e di struttura URL

Nel caso in cui un URL cambi e non si effettui un redirect, sia gli utenti che i motori di ricerca si troverebbero a navigare verso un indirizzo irraggiungibile, per finire a scontrarsi con il classico errore 404.

Applicare correttamente i redirect è quindi importante innanzitutto per garantire un flusso di navigazione fluido e senza interruzioni per l’utente finale, ed è anche fondamentale allo scopo di mantenere il posizionamento che il proprio sito ha raggiunto in termini di SERP. Un redirect infatti mostrerà un contenuto strettamente legato al vecchio, mantenendone il posizionamento o in ogni caso trasferendogli gran parte del suo valore, scongiurando perdite di rank causate da risultati non raggiungibili.

Quali tipi di redirect esistono

Esistono varie tipologie di redirect, e scegliere quella più appropriata all’obiettivo da raggiungere è decisivo per sfruttarne le potenzialità a nostro vantaggio.
Sono principalmente 2 i tipi di redirect maggiormente utilizzati:

Redirect 301

Si tratta di un redirect permanente che reindirizza l’utente verso un sito o una nuova pagina in modo definitivo. La pagina che sostituisce la precedente dovrebbe mantenere le caratteristiche di ranking accumulate nel corso del tempo e Google dovrebbe sostituire nel suo indice la vecchia pagina con il nuovo URL.

Redirect 302

A differenza della precedente tipologia di redirect permanente, il redirect 302 è temporaneo e torna utile tutte le volte che si ha l’esigenza di reindirizzare un link ad una pagina alternativa a quella di origine solo per un tempo limitato. Anche questo tipo di reindirizzamento trasferisce valore alla nuova pagina, e permette di evitare i classici errori 404 “page not found”.

Ci sono poi altre tipologie di redirect, come il redirect 307 o il redirect tramite Meta Refresh, ma sono meno utilizzate perché sono o più rischiose o meno efficienti delle precedenti.

Quando e in quali tipi di siti web si usano i redirect

I redirect si possono essere utilizzati per una vasta tipologia di siti, dai blog ai siti aziendali di ogni genere, e risultano essere molto utili in particolare per gli ecommerce. Redirect applicati ad hoc possono essere preziosi alleati in alcuni casi:

  • quando avviene un restyling di un sito web;
  • quando si cambia alberatura o si modifica il CMS;
  • quando si passa da un protocollo HTTP ad uno HTTPS;
  • quando si ha bisogno di migrare verso un nuovo indirizzo URL

Perché i redirect sono strumenti essenziali per un ecommerce

Nel mondo degli e-commerce i redirect diventano essenziali strumenti per evitare perdite di page rank e conseguentemente di fatturato. L’esempio classico si verifica quando un prodotto che ha guadagnato nel tempo un buon posizionamento nella SERP si trova con scorte terminate a magazzino.

Se il prodotto in questione è terminato solo temporaneamente, non sarà necessario modificare nulla né applicare nessun redirect, ma solamente specificare ad esempio i nuovi più lunghi tempi di consegna, lasciando all’utente la decisione relativa all’acquisto. Diversamente, se il prodotto è fuori produzione permanentemente, ci sono due opzioni tra cui scegliere:

  • metterlo in uno status code 404 o meglio ancora 410
  • sostituirlo con un prodotto molto simile, applicando quindi un redirect 301 verso il sostituto.

Una considerazione importante riguarda in questo caso i backlinks: se la pagina prodotto in questione è ben indicizzata, ha un notevole traffico e ha diversi backlinks che puntano ad essa, un’ottima idea potrebbe essere quella di cercare di recuperare i backlinks in questione.

Questo gioverà sicuramente al posizionamento e contribuirà all’obiettivo di non scendere o scomparire tra i risultati di ricerca.

Come applicare i redirect

Sono diversi i metodi per applicare i redirect, che si legano a diverse categorie di siti web, alle piattaforme utilizzate ed al livello di esperienza di chi si trova a gestirli.

Il primo modo di applicare i redirect è attraverso il Cpanel: alla sezione Gestisci Redirect è possibile indicare la tipologia di redirect da applicare, l’URL non più esistente ed il nuovo indirizzo sul quale applicare il reindirizzamento.

Diverso metodo è quello che utilizza il file di configurazione .htaccess, che si può ncludere nella root di un sito che utilizza server Apache e che permette di impostare i percorsi URL e gestirli al meglio.

Infine, chi utilizza un CMS, come WordPress o Joomla, ha la possibilità di installare dei plugin di redirect 301-302, per effettuare in maniera facile e rapida i redirect necessari sul proprio sito.

Quando il redirect non viene impostato: come gestire i broken links

In caso di broken links si avrà come già menzionato una pagina di errore 404. Anche se le pagine 404 non penalizzano direttamente il sito lato SEO, è sempre bene cercare di evitarle per una questione di fluidità nella navigazione del sito ed evitare all’utente di finire su una pagina inaspettata o non trovare il contenuto che stava cercando.

Evitare in maniera assoluta una situazione di 404 “page not found” non è comunque sempre semplice e possibile, soprattutto per siti web e portali complessi, con un notevole numero di pagine e link interni.

In quest’ottica, è quindi bene predisporre delle pagine 404 accattivanti, simpatiche e divertenti, in modo che l’utente che sta navigando il sito non decida di abbandonarlo, ma opti piuttosto per continuare la navigazione tramite un link che riporti ad esempio all’homepage. In questo caso la pagina 404 diventa il punto di partenza per una nuova navigazione e non influisce negativamente sull’esperienza utente.

Un’ultima importante nota: bisogna tenere presente che quando si applica un redirect, i motori di ricerca impiegano diverso tempo a cogliere il reindirizzamento, tempi che si allungano ulteriormente se gli spider non visitano spesso la pagina in questione.

Dobbiamo quindi essere consapevoli che esistono delle tempistiche di attesa da considerare ogni qual volta che decidiamo di applicare un redirect, perché questo funzioni nella maniera più efficiente e performante possibile.

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